
ELEMENTI
Testi
Se il
lavoro da trasmettere in fotocomposizione non è già stato composto e registrato
su dischetto, conviene che sia battuto a macchina (o al computer) su carta
bianca, in forma definitiva.
I singoli
fogli dovranno contenere 30 righe di 60 battute l'una, il che corrisponde ad
una cartella standard. Nonostante il progresso tecnologico resta comunque
necessario partire da una scrittura originale ortograficamente corretta, stesa
secondo principi uniformi, che segue alcune regole, ormai poco osservate,
di
grammatica, punteggiatura, stile.
Carta
La carta è composta principalmente di fibra cellulosa, ottenuta dal legno, da
stracci o da carta usata (oppure da una combinazione di questi tre elementi).
Il tipo di carta è determinato dalla natura della fibra usata. Il legno delle
conifere ha una fibra lunga, che rende resistente la carta finita.
Il legname può essere trasformato in pasta mediante processi chimici o
meccanici: la trasformazione in pasta a opera di agenti chimici produce carta
di migliore qualità, ma il processo risulta più costoso; la trasformazione in
pasta effettuata meccanicamente dà origine a carte meno permanenti, come quelle
usate per i quotidiani. Prima di essere trasportata alla
cartiera, la pasta viene lavata, setacciata per asportarne le impurità,
sbiancata e poi battuta, affinché liberi una sostanza gelatinosa che tiene
assieme
ed essiccata. La superficie subisce successivamente una rifinitura ed una
lisciatura sotto pesanti rulli di ghisa: un'operazione detta calandratura, che
determina il livello di brillantezza della carta. Il prodotto finito si
presenta su bobina e quindi viene tagliato per le macchine alimentate a fogli.
La carta è molto sensibile all'umidità e va conservata in ambienti a
temperatura e umidità relativa costante, per evitare deformazioni.Una
schematica classificazione dei tipi di carta usati in una moderna stamperia può
essere la seguente: carte per giornali e riviste: a base di fibra di legno, con
poco collante; sono economiche e assorbono facilmente l'inchiostro; carte uso
mano: non patinate, con superficie liscia
(in origine non era così), per lo più senza legno, con buona stabilità e
ricezione dell'inchiostro; carte patinate: generalmente senza legno, con
applicazione di più strati di patinatura seguita da satinatura, per ottenere
una superficie lucida. Con una patina applicata
durante la calandratura, si possono ottenere carte patinate opache. Le carte
patinate vengono utilizzate per stampati di qualità a più colori; carte
speciali: marcate, cioè con una particolare textura impressa durante la
lavorazione; goffrate, cioè con l'impressione
di un disegno decorativo in rilievo; vergate, cioè con una serie di sottili
righe parallele, quasi una filigrana; pergamenate, cioè di pura cellulosa,
impermeabili ai grassi e resistenti all'umidità; carte e cartoni patinati:
quelli chiamati cast coated, si presentano
con una superficie molto liscia e lucida, da uno o da entrambi i lati; carte e
cartoncini patinati senza cloro; carte e cartoni ecologici (bianco e colorato
di ottima qualità).
Immagini
Nella scelta delle immagini (foto o disegni) bisogna tener conto che verranno
"passate" in "fotolito". Sono così chiamati gli impianti
stampa per offset eseguiti su pellicola fotografica trasparente, corrispondenti
al cliché tipografico. I fotolito si misurano in cmq (base per altezza del
massimo ingombro); quando si forniscono le dimensioni
per immagini impaginate al vivo (cioè senza margini) bisogna tener conto del
rifilo, cioè di due/tre mm in più dal lato (o dai lati) del taglio. Possono
essere al tratto, retinati (mezzatinta) o selezionati a più colori. Il tratto è
una tinta continua che non presenta sfumature. Nella riduzione di immagini al
tratto si deve tener conto dell'assottigliamento degli spessori;
nell'ingrandimento, di possibili effetti di sgranatura. La mezzatinta è una
tinta sfumata in un solo colore mentre la selezione a più
colori e necessaria per la stampa in policromia. Per ottenere una mezzatinta si
fotografa il soggetto originale accoppiato a retini a linee/cm di grandezza
variabile. La retinatura restituisce un soggetto ripartito in puntini di
superficie stampante diversa, che si intravedono ad occhio nudo: sono questi
che conferiscono le sfumature e l'intensità dei toni, mentre la definizione dei
dettagli dipende dalla frequenza di linee del retino. Per la riproduzione su
carta da quotidiano stampato in offset si usa generalmente
un retino a 48 linee, per una riproduzione su carta normale 54/60 linee, con
carta patinata si possono usare 80 linee, con una evidente maggior definizione
del soggetto. Tecnicamente sono ottenibili fino oltre le 200 linee. Le moderne
tecnologie permettono oggi l'impiego di retini a modulazione di frequenza al
posto della modulazione d'ampiezza; questi retini prendono il nome di
"stocastici" in quanto la disposizione dei micropunti (la loro
dimensione è fra i 6 e i 24 micron) appare casuale. Il collegamento degli
scanner con sistemi computerizzati consente anche di intervenire sul soggetto,
modificando aree di colore, ricostruendo o inserendo dettagli. Gli attuali
sistemi, che utilizzano gli scanner (da flyng spot scanner, analizzatore del
punto luce), consentono di "leggere" sia soggetti opachi che
diapositive. Un altro vantaggio dei sistemi moderni è dato dalla possibilità di
ingrandimento ad alta definizione. La retinatura si adotta anche per le
policromie, selezionando l'originale e scomponendolo negli elementi cromatici.
La tecnica è basata sul principio di Newton, secondo il quale i tre colori
fondamentali (blu, giallo e rosso), opportunamente sovrapposti, ricostruiscono
tutti gli altri. Questo principio viene adottato per la riproduzione
fotografica a colori. Nella stampa, però, la tricromia non dà sempre buoni
risultati, perché, per ottenere i toni scuri, i fondi pieni, le ombre intense
bisogna appesantire troppo i tre colori fondamentali, rischiando di impastarli.
Per questo oggi si ricorre al quarto colore: il nero.
Nella classica quadricromia, il soggetto viene selezionato appunto a quattro
colori, ognuno
dei quali è retinato con un retino ad inclinazione differenziata (nero a 45 ,
magenta a 75 , giallo a 90 e cyan a 105 ): se così non fosse, i punti di ogni
colore si sovrapporrebbero e risulterebbero scuri. Migliore è l'originale
(disegno, fotografia, diapositiva), migliore è il risultato finale. Nel caso di
soggetti che richiedono una grande dimensione finale (manifesti da affissione),
per economia di costo, si preferisce eseguire un formato intermedio (chiamato,
con un termine abbastanza singolare, "cartolina") che viene aumentato
con il procedimento di gigantografia (proiezione). In questo caso l'effetto di sgranatura
è attenuato dalla distanza alla quale si presume che il soggetto venga visto.
Per verificare la qualità dei fotolito si fanno delle prove di stampa.
Formati
La definizione del formato della carta in base alle norme DIN ed UNI identifica
il formato "A" come formato di base del prodotto finito. La norma che
identifica questo formato, adottato per la prima volta nel
(fra i quali l'Italia) recita: il formato A0 viene definito come un rettangolo,
in cui il rapporto fra il lato maggiore ed il lato minore é uguale alla radice
di 2 e la superficie è pari ad un metro quadro e da ciò si ottiene il formato
841mm x 1189mm; per ricavare i formati minori si divide sempre a metà il lato
maggiore ottenendo di conseguenza due formati inferiori (dal formato A0 si
ottengono 2 formati A1, dal formato A1 si ottengono due A2, ecc.). I formati
tradizionali più usati sono il 70x100 cm (elefante), con multipli e
sottomultipli ed il 64x88 cm (protocollo), con multipli e sottomultipli. Nel progettare
il formato di uno stampato, è bene tener conto che il foglio macchina viene
trascinato da una pinza (da
La grammatura più bassa (tra i 25 ed i 35 gr/mq), denominata carta bibbia o
india, è indicata per libri con molte pagine. Le grammature comprese tra i 60 e
i 90 gr/mq vengono impiegate generalmente per carta da corrispondenza, quelle
tra i 100 e 200 gr/mq (ma anche fino a 250-300 gr/mq) vengono abitualmente
utilizzate per pieghevoli e cataloghi. Oltre i 220 gr/mq si identificano i
cartoni (supporti cartacei multistrati), utilizzati per copertine, cartelle,
astucci o imballi.
Caratteri
Nel '900, per effetto del movimento astrattista, che si proponeva di eliminare
tutti gli elementi figurativi ed esteriori, e dello stile razionale adottato
dalla Bauhaus di Berlino, si afferma il carattere bastone, detto anche antico
(perché si ispira ai lapidari greci), lineare, grottesco, sans serifs. Il
carattere bastone trova un vasto impiego negli stampati commerciali, che
incominciano la loro inarrestabile diffusione e nei primi annunci pubblicitari.
Benché usato per la prima volta agli inizi dell'Ottocento, si può dire che il
bastone rappresenti il contributo di questo secolo alla storia del carattere.
Da questo momento, e per un lungo periodo, l'uso sperimentale del carattere
viene delegato ai movimenti artistici, cubismo, dadaismo e futurismo, che ne
esplorano le possibilità formali e compositive. Nasce, sulle orme storiche del
Bodoni, del Palladio, di Garamond ed altri, una nuova disciplina
tecnico-artistica con nome anglosassone: il Lettering. In tipografia si assesta
su basi di tranquilla funzionalità. In attesa dei fogli trasferibili e delle
diverse possibilità offerte dalla fotocomposizione e dall'elettronica.
EDITING
Composizione
Due sono le tendenze attuali
della fotocomposizione: 1. impiego di macchine dedicate che prevedono
l'utilizzo di personal computer con opportuni programmi collegati direttamente
a fotounità laser. Le macchine dedicate formano un sistema singolo con notevoli
capacità lavorative di testi, di immagini e di grafica, ma non accettano lavori
eseguiti dall'esterno. 2. impiego del personal computer (sistemi Macintosh o
MSDOS-Windows), separato dalle fotounità. Si esegue qualsiasi tipo di lavoro
utilizzando programmi specifici dalle notevoli capacità: dall'impaginazione
alla grafica, alla elaborazione del colore al CAD ecc. I lavori eseguiti e
registrati su dischetto possono essere fotografati in molti tipi di fotounità
al laser. Le fotocompositrici a raggi laser, consentono anche la deformazione
del carattere: è possibile quindi ottenere il carattere condensato, allargato, inclinato.
Bisogna, dunque, aumentare l'attenzione, per evitare ibridazioni assurde. Non
si può prescindere dal fatto che una composizione, comunque, appartiene
all'area della progettualità; il carattere possiede una struttura geometrica e
richiede procedimenti correttivi degli spessori e dell'accostamento delle
lettere in combinazioni critiche (la A e la V in particolare), nonché va
valutato in una visione complessiva della composizione. Questa attenzione è
ancora più valida per la lingua italiana e per quelle latine in generale, dal
momento che in queste lingue esiste una maggior prevalenza delle vocali e della
struttura a cerchio, rispetto a quella a quadrato o triangolo. Una volta di
più, il progresso tecnologico deve tener conto di sedimenti culturali. La
composizione di un testo può essere a pacchetto (o giustificata) o a bandiera.
La bandiera, a sua volta può essere con spalla a destra, centrata o a epigrafe,
con spalla a sinistra. Per i testi brevi non sussiste alcun problema. Nei testi
lunghi la leggibilità del pacchetto è superiore. Un'ulteriore fattore è dato
dall'interlineatura, cioè lo spazio tra una riga e la successiva: difatti sulla
leggibilità della pagina influisce molto anche la densità della composizione.
La mancanza di interlineatura può creare difficoltà quando si passa da una
linea alla successiva; un eccesso di interlineatura costringe l'occhio ad
aumentare il numero di sbalzi e fissazioni. Alcuni psicologi suggeriscono di
stabilire l'interlineatura, per una lettura scorrevole, nella metà dell'altezza
di una "x" minuscola. Un classico esempio di massima leggibilità è
dato dal modo di comporre per la letteratura popolare a larga diffusione.
Generalmente si tratta di un carattere graziato, con occhio aperto, in corpo 10
con interlinea normale, a pacchetto, con giustezza (larghezza) corta, in modo
da ottenere due colonne affiancate nella stessa pagina.
Prestampa
La prova di stampa è necessaria per il controllo finale prima del fatidico
"visto si stampi" del cliente. Una volta lo stampatore riceveva la
pellicola dei tratti o delle mezzetinte, con prove tirate per mezzo di un
torchio. Nel caso di impianti selezionati a più colori, le pellicole, una per
colore, erano accompagnate da prove di torchio dette "progressive"
(che riproducono gli effetti di sovrapposizione progressivi della successione
dei colori). Negli ultimi anni era stato messo a punto un sistema di sviluppo
chimico che simulava la stampa finale completa. Le prove chimiche difettavano
leggermente nella fedeltà e presupponevano l'impiego di una macchina da stampa
a quattro colori, mancando all'esecutore la possibilità di valutazione dei
passaggi intermedi. Tuttavia rappresentavano una alternativa ottenuta con
maggiore rapidità rispetto alle prove tirate con il torchio e quindi un'interessante
percorso evolutivo. Oggi invece è possibile ottenere prove di stampa
"digitali", ricavate direttamente dai dati forniti dai computer,
senza l'utilizzo della pellicola, con un notevole risparmio di tempo e
altissima affidabilità.
Correzione bozze
Nonostante la diligenza dei compositori e la loro competenza, sia in fase di
digitazione dei testi, sia in fase di conversione di lavori forniti su supporti
magnetici dal cliente, possono verificarsi degli errori. Il cliente deve quindi
correggere con massima attenzione le bozze, perché firmandole, solleva il
compositore da ogni responsabilità per eventuali imperfezioni. Tutti gli errori
dovranno venir corretti nelle prime bozze: va infatti tenuto presente che le
bozze impaginate servono solo per controllare gli errori dello stampatore.
Tutte le correzioni si scrivono sui margini, usando i simboli classici. Usare
il margine sinistro per correzione di errori sulla parte sinistra della bozza,
e corrispondentemente il margine destro. Correggere gli errori di composizione
con una penna rossa ed apportare le eventuali variazioni dal manoscritto
originale con penna blu o nera. Prima regola generale. Ogni correzione nel
testo viene fatta con un segno caratteristico che va riportato a margine,
seguito dalla correzione. Seconda regola generale. Se in una linea di
composizione si devono effettuare più correzioni, i segni caratteristici
dovranno essere convenientemente differenziati.
STAMPA
Lastre
Tutti gli elementi che concorrono a formare uno stampato (testi, composizioni,
tratti, mezzetinte, fotolito) vengono riportati su di un supporto trasparente
(astralon). Ogni elemento che richiede una sovrapposizione di due o più colori
(titoli, fondi colorati, immagini) deve essere trasferito colore per colore,
uno sopra l'altro sui vari fogli trasparenti, perfettamente "a
registro". La buona definizione della stampa, viene determinata dalla
precisione con la quale viene eseguita questa operazione. Se le parti retinate
non sono a registro la definizione è carente, mentre se i retini vengono
sovrapposti con l'angolazione sbagliata si crea il cosiddetto effetto moirè.
Oggi si ottengono ottimi risultati con i sistemi computerizzati di
fotocomposizione ed elaborazione dell'immagine, che riducono la componente
manuale del lavoro. Una volta ricavati i fogli di stampa su astralon (sia a
pagina singola che a foglio macchina completo) si procede all'esposizione e
sviluppo delle lastre, l'ultimo passaggio prima della stampa. Il foglio di
astralon (munito di scale per il controllo visivo) viene messo a contatto con
una lastra di alluminio presensibile (cioè con un particolare trattamento
all'origine) che viene impressionata, mediante esposizione alla luce a raggi
ultravioletti e successivamente sviluppata con prodotti chimici. La fedeltà di
riproduzione viene controllata mediante scale studiate appositamente per
intervenire con eventuali variazioni nelle fasi di esposizione e di sviluppo.
Il lavoro inizia segnando sull'astralon il limite delle pagine, i rifili,
inserendo i "crocini" di registro che vengono ripetuti per ogni
colore. I tempi della fase di montaggio si possono ridurre posizionando
contemporaneamente tutti gli elementi che concorrono alla configurazione del
lavoro testi, titoli, fondi, foto, cornici, ecc. Terminata l'operazione di montaggio,
si esegue la copia ciano- grafica: in pratica il montaggio viene copiato su
carta sensibile alla luce e sviluppato con prodotti ammoniacali. La
cianografica consente il controllo finale prima del fatidico "visto si
stampi" del cliente.
Stampa
offset
L'evoluzione dei processi di stampa ha relegato ad un ruolo marginale e di
complemento il ramo tipografico. Basata sempre sul metodo della pressione
esercitata sul foglio di carta appoggiato (oggi con sistemi automatici) alla
forma di stampa, la tipografia viene utilizzata per lavorazioni speciali:
stampa in rilievo, fustellatura, cordonatura, perforatura. L'evoluzione del
ramo planografico ha portato, invece, all'offset. Il termine inglese sta ad
indicare che la stampa è indiretta, in quanto il foglio non viene in contatto
diretto con la lastra/forma, ma con un cilindro rivestito di caucciù che
raccoglie l'immagine e
Legatura
Oggi la maggior parte delle
stamperie possiede un reparto di legatura interno, attrezzato per le operazioni
più semplici, mentre a legatorie o a cartotecniche vengono affidati i lavori specialistici.
Volantini (liflet) e manifesti (posters o affiches) abbisognano solo di un
taglio, per eliminare i margini lasciati da pinza, squadra e crocinidi
registro. Per stampati più complessi, dopo il taglio può avvenire l'operazione
di piegatura dei fogli. Da qui il termine italiano pieghevole, (dépliant in
francese, folder in inglese). Prima dell'avvento delle piegatrici automatiche,
la piega veniva eseguita a mano, usando una pieghetta d'osso. Le pieghe possono
essere parallele o incrociate; un foglio piegato a metà è un cartesino (o
quartino). Generalmente le stamperie sono attrezzate per eseguire tre o quattro
pieghe. Per un numero di pieghe superiore (fino a sette) si ricorre a legatorie
che hanno macchine più complesse. Al di sopra di una certa grammatura di carta
(170 gr/mq), per eseguire una piegatura regolare è necessario cordonare il
foglio (con un passaggio di battuta a secco in macchina tipografica). Questa
operazione si rende necessaria anche per grammature inferiori quando il lavoro
è delicato. Se si sale di complessità, abbiamo un opuscolo o catalogo tenuto
assieme da punti metallici, che possono essere normali o a omega (per
consentire l'aggancio ad un meccanismo ad anelli). Questi punti tengono assieme
fino ad un certo spessore massimo di fogli accavallati, da verificare di volta
in volta. I fogli sciolti (o cuciti) di un catalogo si possono inserire in una
cartella di carta pesante o cartoncino, fustellata, semplicemente piegata o con
una tasca incollata. Oppure in un contenitore cartonato, cioè con un'anima di
cartone rivestita in carta stampata e plastificata (plancia) o in tela o altri
materiali, eventualmente arricchiti con stampa a caldo o serigrafica. Il
contenitore può essere a forma di scatola oppure dotato di un meccanismo ad anelli,
che vanno da un diametro di
PANTONE
Pantone Inc. è una compagnia americana con sede a Carlstadt, New Jersey nota per aver ideato l'omonima scala
di colori spesso usata nell'industria grafica.
La Pantone
fu fondata nel 1962
da Lawrence Herbert, attuale CEO, amministratore e
presidente della compagnia. Nata come fornitrice di carte colorate per
l'industria cosmetica, già nel 1963 ha prodotto la prima scala colore. Attualmente la Pantone
produce la famosa scala, dei dispositivi per il riconoscimento dei colori e per
la composizione degli stessi attraverso la miscelazione dei colori primari.
Un esempio
di scala Pantone.
In teoria l'idea
di base è che una persona può scegliere un determinato colore dalla guida e
utilizzare il numero corrispondente per specificare come stamparlo. Ad esempio
un cliente può chiedere ad uno stampatore "Stampa questa area con colore
Pantone 123" e il tipografo glielo potrà realizzare a prescindere dagli
inchiostri, del tipo di impaginazione o dalla macchina utilizzata per
stamparlo. La scala è nata infatti per poter essere il più possibile astratta
rispetto al modo in cui si arriva al colore. Su 2 monitor diversi un
identico colore RGB
può apparire diverso, mischiando 2 inchiostri apparentemente identici il colore
risultante può differire, ma una volta stampato il colore dovrà essere identico
a quello riportato sul libro.
Ogni anno
viene prodotta una guida nuova anche perché col tempo le guide vecchie si
deteriorano e i colori sbiadiscono. Tuttavia da una edizione all'altra possono
esserci variazioni di colore del medesimo codice e ciò comporta alcuni
problemi. Per questo le guide andrebbero aggiornate periodicamente.
Un tipico e
famoso utilizzo della scala Pantone è legato alle bandiere nazionali. Il tricolore
italiano ad esempio è formato da verde prato brillante (18-5642TC),
bianco latte (11-4201TC) e rosso pomodoro (18-1660TC). Anche per la bandiera
scozzese si è scelta questa scala di colore.
COLORIMETRIA
La colorimetria è la disciplina che si
occupa di standardizzare la misurazione del colore
attraverso lo studio dei modelli di
colore. Il colore è una caratteristica psicofisica
soggettiva, cioè esiste solo negli occhi e nel cervello dell'osservatore umano, e, non essendo, una
caratteristica propria di un oggetto, si è sentita la necessità trovare una o
più grandezze che potessero renderlo misurabile in modo standardizzato, per
poterlo classificare e riprodurre. A questo proposito si sono mossi degli
organismi internazionali come
Il colore
che consideriamo è una sensazione solo umana, mentre in generale gli animali
vedono in modo differente; hanno occhi sensibili a diverse lunghezze d'onda
come ad esempio alcuni insetti sono sensibili agli ultravioletti. La visione
cromatica è data dall'interpretazione da parte del cervello dell'assorbimento
della luce di determinate lunghezze d’onda da parte dei tre tipi di fotorecettori
detti coni
che sono concentrati sulla retina dell'occhio umano. I coni sono di tre tipi ognuno dei
quali è sensibile ad uno dei tre colori: rosso (R, “red”), verde (G, “green”) e blu (B, “blue”). I tre
tipi di coni hanno una diversa risposta allo stimolo luminoso di cui la luce
emessa è bianca, cioè ha la stessa intensità a tutte le lunghezze donda. Questi
tre colori sono detti colori primari per la caratteristica di essere
individuati "puri" dagli elementi fotosensibili dell'occhio. La
risposta di ogni tipo di cono è proporzionale all'intensità della luce che lo
colpisce solo entro certi limiti: c’è un limite inferiore, al di sotto del
quale il cono non è più sensibile (soglia di sensibilità) che non è la stessa
per i tre tipi (il blu ha la soglia più bassa) e c'è un limite superiore
(soglia di saturazione), al di sopra della quale la risposta è sempre
In una
misura colorimetrica sono tre i fattori di cui deve essere tenuto conto:
- Spettro di emissione dell'illuminante
- Spettro
di riflettanza dell'oggetto
-
Sensibilità spettrale dellocchio
Lo spettro
d'onda emesso dall'illuminante viene riflesso dall’oggetto colorato in base alle
proprietà di riflettanza spettrale di quest'ultimo. Quindi la radiazione
emergente dall'oggetto giunge all’occhio dove stimola i tre tipi di coni in
base alla loro diversa risposta spettrale, a questo punto il segnale arriva
attraverso il nervo ottico al cervello che lo interpreta come
colore. Anche nella misura del colore viene utilizzato sostanzialmente lo
stesso tipo di procedimento, dove, come curve spettrali di risposta dei
fotorecettori sensibili al colore, vengono utilizzate come riferimento tre
curve spettrali codificate dalla CIE, chiamate funzioni colorimetriche. Le aree
sottese dalle tre curve che si ottengono alla fine del procedimento danno le
coordinate di tristimolo X, Y e Z legate alle coordinate di cromaticità x ed y
da relazioni lineari.
La
colorimetria moderna è nata per scopi industriali tra la fine del 1800 e
l'inizio del secolo scorso, anche se conosciamo osservazioni che hanno approccio
scintifico sul colore ben precedenti, a tale scopo ricordiamo On Colour
(Sui colori) dovuto a Isaac Newton. Ora, oltre a tutte le
problematiche legate alla computer graphics e alla riproduzione dei colori sta
prendendo piede anche per l'analisi e la documentazione di superfici antiche,
come quadri e intarsi policromi.
I FONT
IL CARATTERE DA STAMPA COME SI E’
EVOLUTO
Nel
linguaggio corrente si usano indifferentemente i termini lettera e carattere,
la lettera alfabetica è il segno corrispondente a un suono dell'alfabeto di un
linguaggio, mentre il carattere
alfabetico è proprio del segno considerato morfologicamente.
Nel 1976,
nell'ambito del piano di rinnovamento metodologico -didattico della Scuola
grafica salesiana di Milano, vennero realizzate tre cartelle didattiche
denominate «Disegno di lettere», con l'obiettivo di introdurre lo studente
della prima fascia della formazione professionale grafica nella conoscenza
storico-stilistica delle lettere-caratteri, per pervenire, gradualmente, alla
loro identificazione, al loro disegno e al loro uso nella letterazione,
attraverso fasi didatticamente progressive.
La
motivazione alla base di questa introduzione alla conoscenza, al disegno e
all'uso della lettera-carattere, derivava dalla constatazione che come non
esiste realizzazione di oggetto grafico che non implichi il «progetto», anche
se non se ne espliciti vistosamente l'esistenza, da cui deriva l'esigenza che
l'abilità progettuale dev' essere, anche se in misura elementare, generalizzata
a ogni operatore grafico. cosi, parallelamente, anche per quanto attiene la
«letterazione» - e per letterazione s'intende l'assemblaggio di grafismi
alfabetici e paralfabetici comunque ottenuti (tracciati manualmente, decalcati,
composti o riprodotti con qualsiasi metodo) - ogni operatore grafico risulta
essere implicitamente «letterista» così com'è implicitamente «progettista», per
cui è indispensabile che esso conosca gli elementi della letterazione perché
possa effettuarla coerentemente, oppure, più semplicemente, considerarla
nell'analisi tecnico-estetica dell'oggetto grafico.
La lettera
alfabetica è il segno grafico, l'immagine abbreviata e condensata
simboleggiante un'idea o una realtà; la sua evoluzione rappresenta l'ingegnoso
e faticoso lavoro di migliaia di anni, risultando la migliore invenzione
operata dall'uomo nel lento scorrere dei tempi.
L'alfabeto
é stato opera dell'intelligenza semitica, divulgato dai Fenici e perfezionato
dai Romani, che lo resero così idoneo all'espressione visiva, che ancora oggi i
popoli di civiltà occidentale adottano gli stessi simboli.
COME SONO NATE LE FONT
Un font, dal francese medioevale fonte ovvero "(qualcosa che è stato) fuso", in riferimento ai caratteri prodotti per la stampa stampando il metallo fuso, consiste di una sere di glifi (immagini) rappresentando i caratteri appartenenti ad un particolare set di caratteri in un design particolare, e storicamente i font esistevano in dimensioni ben definite (l'altezza effettiva dei caratteri) e qualità, ovvero la quantità di ciascuna lettera presente. Il design di un dato carattere in un font teneva conto di tutti questi fattori. In seguito, a causa della maggiore disponibilità di design e delle maggiori richieste degli stampatori nei secoli, font di specifico peso (quanto scuro appare il testo, grassetto o leggero, per esempio) e con specifiche condizioni aggiuntive (generalmente "regolare", contrapposto ad "italico" e/o "condensato") hanno portato alla definizione di "famiglie di font", raccolte di design fra loro collegati che possono includere centinaia di stili.
Gli
stampatori anglofoni hanno utilizzato il termine fount per secoli
riferendosi al dispositivo utilizzato all'epoca per assemblare la stampa in una
particolare dimensioe e design. Le fonderie di caratteri colavano praticamente
ogni carattere in varie leghe di piombo dal 1450 fino alla metà del ventesimo secolo. Per alcuni caratteri
particolarmente grandi veniva talvolta utilizzato il legno, specialemente negli
Stati Uniti d'America. Nel 1890 emerse la
composizione meccanizzata che fonteva al momento i caratteri direttamente in
linee della corretta dimensione e lunghezza, secondo necessità. Questa
tecnologia rimase nota come a metallo caldo e rimase diffusa e proficua
fino agli anni 70. Dopo ci fu un periodo relativamente breve di transizione
(circa 1950–1990) in cui la tecnologia fotografica (nota come fotocomposizione) produceva fond distribuiti in
rotoli o dischi di pellicola. La fotocomposizione permette la scalatura ottica,
il che permette ai progettisti di produrre dimensioni multiple da un font
singolo (esistono comunque limitazioni fisiche sul sistema di riproduzione ed
erano comunque necessarie alcune modifiche di progetto su dimensioni diverse -
per esempio per permettere la corretta distribuzione dell'inchiostro).
I sistemi di fotocomposizione manuali utilizzanti font su pellicola in rullo
permettevano per la prima volta una spaziatura di precisione fra i caratteri
senza grandi sforzi. Questo diede luce ad una grande industria di produzione
dei font negli anni 60 e 70.
CARATTERISTICHE DEI FONT
I tipografi
hanno derivato un completo vocabolario per descrivere e discutere l'aspetto dei
caratteri. Qualche termine è applicabile solo ad alcuni sistemi di scrittura.
Si possono
suddividere i font in due categorie principali: con o senza grazie (serif). I font con grazie hanno delle peculiari terminazioni
alla fine dei tratti delle lettere. L'industria tipografica si riferisce ai
font senza grazie come sans-serif (dal francese
'sans': 'senza') o anche grotesque (in tedesco
grotesk). Vedere serif per l'etimologia.
Esiste una
grande varietà sia fra i font serif che fra i sans-serif; entrambi i gruppi
contengono font progettati per grandi quantità di corpo, e altri intesi come
principalmente decorativi. La presenza o l'assenza di grazie è solo uno dei
molti fattori nella scelta di un font.
I caratteri
con grazie sono generalmente considerati più facili da leggere in lunghi
passaggi che quelli senza. Gli studi al riguardo sono ambigui e suggeriscono
che la maggior parte dell'effetto sia dovuta solo ad una maggiore familiarità
ai caratteri con grazie. Come regola generale, i lavori stampati come libri e
giornali usano quasi sempre font serif, almeno per il corpo del testo. I siti
web non sono obbligati a specificare un font e possono semplicemente rispettare
le preferenze dell'utente. Fra i siti che specificano il font, la maggior parte
utilizzano un sans-serif moderno quale il Verdana dato che è opinione comune che, diversamente dal
materiale stampato, sullo schermo del computer i caratteri senza grazie siano
di migliore leggibilità a causa della loro minore risoluzione.
PROPORZIONALITA’
Un font che
mostra glifi di larghezza variabile è detto proporzionale mentre uno con
larghezza fissa è un font non-proporzionale (o monospace o a
larghezza fissa).
I font
proporzionali sono generalmente considerati più attraenti e più facili da
leggere e sono quindi i più comunemente utilizzati in materiale stampato
pubblicato professionalmente. Per la stessa ragione, sono tipicamente
utilizzati anche nelle GUI
delle applicazioni per computer. Per questo molti font proporzionali contengono
cifre di larghezza fissa in modo che le colonne di numeri possano essere
allineate.
I font non
proporzionali sono considerati migliori per alcune applicazioni, dato che i
loro caratteri si allineano in colonne ordinate. La maggior parte delle
macchine da scrivere non-elettroniche e dei display per computer a solo testo
usano solo font non-proporzioanli. La maggior parte dei programmi per computer
che hanno un'interfaccia basata su testo, come gli emulatori di terminale, sono configurati
per usare solo font non-proporzionale. La maggior parte dei programmatori
preferisce font a larghezza fissa.
L'ASCII art
necessita di font non proporzionali per essere vista correttamente. In una pagina web i tag HTML <pre>
</pre> specificano generalmente font non proporzionali. In LaTeX l'ambiente verbatim
usa font non proporzionali.
I redattori
leggono i manoscritti in font a larghezza fissa. Sono più semplici da
correggere ed è considerato scortese inviare un manoscritto in font
proporzionale.
DIMENSIONI
La maggior
parte, se non tutti, i modi di scrittura condividono la nozione di una linea
base: una linea orizzontale immaginaria su cui si appoggiano i caratteri.
Talvolta parte dei glifi, la parte discendente, sta al di sotto della linea
base. Similmente, la distanza tra la linea base e la cima del glifo più alto è
chiamata ascesa. L'ascesa e la discesa non necessariamente includono lo spazio
occupato da accenti o altri segni diacritici..
Nelle
scritture latina, greca e cirillica, la distanza fra la linea base e la cima di
un normale carattere minuscolo è chiamata altezza-x. La parte di glifo
al di sopra è l'ascendente. L'altezza dell'ascendente può avere un effetto
sostanziale sulla leggibilità e l'aspetto di un font. Il rapporto fra
l'altezza-x e l'ascesa è spesso utilizzata per classificare i font.
FAMIGLIE DI FONT
Dato che è
stata creata una quantità immensa di caratteri nei secoli, essi vengono
comunemente categorizzate in famiglie, in base alla loro apparenza.
Questa categorizzazione corrisponde vagamente con la loro evoluzione storica.
Inizialmente
si possono suddividere fra maiuscoli, serif, sans-serif, e
decorativi.
Nota: I
campioni seguenti contengono una frase senza senso, il cui unico scopo è di
contenere tutte le lettere dell'alfabeto (pangramma).
-I font maiuscoli, i primi utilizzati con l'invenzione della pressa da
stampa, somigliano alla calligrafia maiuscola dell'epoca. Molti li chiamano script
gotici.
Esempio di
font gotico (OldEnglish)
Con grazie
I font con
grazie, qualche volta chiamati romani,
comprendono a loro volta quattro gruppi principali:
-Rinascimentale o Garalde Oldstyle,
con solo piccole differenze in spessore all'interno del glifo; questa categoria
include i font Garamond e Palatino.
-Baroque or Transizionale, dove lo
spessore all'interno del glifo ha maggiore varietà; questa categoria include Baskerville e Times Roman.
-Classicisti o Moderni, con la
massima variazione di spessore all'interno del glifo. L'introduzione delle
tecniche di fusione perfezionate alla metà del diciottesimo secolo permise
tratti più fini e influenzò grandemente questi caratteri. La famiglia comprende
il Bodoni e
il Century Schoolbook.
-Contemporanei, specialmente quelli intesi per
scopi decorativi, sfuggono generalmente ad ogni classificazione. Per esempio i
caratteri slab serif come il Rockwell sembrano appositamente
artificiali, con forme quasi rettangolari.
Senza grazie
Il fenomeno
tipografico dei sens-serif è relativamente recente nella storia della
tipografia. Il cosiddetto "Egyptian", prodotto nel 1816 dalla fonderia di William Caslon in inghilterra ne sembra il
primo esemplare. Sono generalmente utilizzati, ma non esclusivamente, per la
tipografia da mettere in mostra, come per cartellonistica, titolazioni e altre
situazioni in cui è necessario un chiaro significato senza la necessità di
lunghe letture. Il testo delle pagine web offre un'eccezione: è generalmente in
sans-serif poiché le grazie rendono i caratteri meno leggibili sullo schermo.
Per la
classificazione i sans-serif di dividono grossolanamente in quattro gruppi
principali:
-Grotesques, i primi sans-serif, come il Grotesque o il Royal Gothic.
-Neo-grotesques, design moderni quali lo Standard,
lHelvetica, lArial, e lUnivers.
-Humanist (Railway
type di Edward Johnston,
Gill Sans
o Frutiger).
-Geometrici (Futura o Spartan).
Altri
sans-serif di uso comune sono Optima, Tahoma e Verdana.
Script
I font
Script simulano la calligrafia: Zapfino e Zapf Chancery ne sono esempi. Non si prestano
molto bene a grandi quantità di corpo di testo, poiché l'occhio umano li trova
più difficili da leggere rispetto a molti serif o sans-serif.
Font originali
Hanno
generalmente forme di caratteri molto particolari e possono addirittura
comprendere immagini di oggetti, animali o altro nel design. Hanno generalmente
caratteristiche molto specifiche (per esempio, evocativi del Wild West, del
natale, di film dell'orrore,...) e quindi uso molto limitato. Non sono adatti
per il corpo del testo
PI font
I PI font
sono principalmente costituiti da pittogrammi come segni decorativi, orologi,
simboli da orari ferroviari, numeri racchiusi in cerchi ed altro. Alcuni esempi
sono lo Zapf dingbats, il Webdings e il Wingdings.
Font di simboli
Consistono
di simboli e non da caratteri per il testo. Esempi ne sono lo Zapf Dingbats (un famoso font con diversi
simboli vari) e il Sonata (un font per spartiti musicali).
MONOCROMATICI O TONI DI GRIGIO
I font
digitali bitmap (e la forma finale dei font vettoriale) possono essere monocromatici o in scala di grigio. In quest'ultimo caso lo scopo
è di effettuare l'antialiasing; non si adatta bene con immagini a
sfondo trasparente. Non esiste alcuna differenza teorica fra un bitmap a scala
di grigio in bassa risoluzione e la stessa immagine monocromatica ad alta
risoluzione ricampionata alla stessa bassa risoluzione.
TESTO UTILIZZATO PER DIMOSTRARE I
CARATTERI
Un pangramma
come "the quick brown fox jumps over a lazy
dog" spesso serve per dimostrare l'aspetto di un carattere. Per
esempi più estesi viene comunemente usato testo senza senso come lorem ipsum
o testo latino
quale l'inizio di in Catilinam di Cicerone.
ASPETTO
LEGALE DEI CARATTERI
La legge degli
stati uniti non consente il copyright dei design di caratteri, mentre permette
l'ottenimento di un brevetto su design particolamente originali. I font digitali
spesso diventano soggetti a copyright in quanto programmi per computer. Il nome
del design può essere registrato quale trademark. Come risultato di queste diverse protezioni legali,
spesso lo stesso design esiste sotto nomi e implementazioni diverse.
Alcuni
elementi dei meccanismi software impiegati per la visualizzazione hanno brevetti software associati. In particolare, Apple
Computer ha brevettato alcuni degli algoritmi
di hinting relativi a TrueType
obbligando alternative open source quali FreeType ad utilizzare algoritmi diversi.
LE REGOLE DELL’IMPAGINAZIONE
INTRODUZIONE GENERALE
L'impaginazione
è lo stile di presentazione di una pagina: si riferisce a tutto quanto viene
stampato su carta o presentato su un monitor, sia quello che riceve le
trasmissioni televisive sia quello del computer. La differenza sostanziale
delle pagine html è che esse generalmente non seguono le regole di ingombro
verticale delle pagine di un libro o di un quotidiano, né possono servirsi di
caratteri troppo piccoli per comporre i testi.
Infatti, le
esigenze di visualizzazione per la lettura interpretate dai browsers, molto
differenti da quelle per la lettura su carta, prevedono che si utilizzi un
valore minimo del font di 8 punti e gli intervalli tra le varie dimensioni dei
caratteri sono molto meno stretti rispetto a quanto avviene per composizione di
testi per stampa su carta. Ciò non toglie che l'impaginazione di testi e di
elementi grafici nelle pagine html debba possedere caratteristiche armoniche al
fine di assicurare una presentazione gradevole ed equilibrata dei contenuti.
Per quanto riguarda lo sviluppo
delle pagine html si è accennato all'importanza crescente dell'impiego dei fogli di
stile(css) per impaginare testi ed elementi grafici e alla
necessità, attualmente ancora in molti casi obbligata, di impaginare testi ed
elementi grafici all'interno di tabelle: la tabella ha in questo caso le stesse
funzioni della gabbia tipografica utilizzata per eseguire
l'impaginazione classica riferita ai prodotti editoriali cartacei. Si dovranno
posizionare testi e immagini in modo esteticamente armonico, alternandoli e
senza che sulla pagina risultino antiestetici spazi vuoti di dimensione
eccessiva.
1. Orientamenti generali
1.1. Lo
strumento di scrittura
Qualsiasi trascrizione é una forma
di impaginazione. Quando trascriviamo un qualsiasi documento, scrivendo a mano,
col la macchina da scrivere, con il personal computer, dobbiamo
progettare la sua impaginazione.
Rendere efficace il messaggio. La
pagina e il testo dovranno essere pensate in relazione al tipo
di messaggio e al tipo di lettore e
alle sua abitudini visive.
Facilitare la lettura con una
impaginazione chiara .Per l'impaginazione valgono le stesse regole utilizzate
redazione del testo. La chiarezza della struttura logica della nostra
informazione scritta deve essere dimostrata dalla presentazione grafica.
1.2. Il personal computer
Non farsi dominare dallo strumento.
Tenere sempre sotto controllo l'aspetto del documento riducendo
al minimo le varianti. Utilizzare
caratteri chiari e leggibili
Non abusare della grande offerta di
caratteri da stampa del personal computer. Per i documenti correnti utilizzare
il carattere della macchina da scrivere (es. Courier)
1.3. La pagina e la sua struttura
La pagina é una mappa
Già al primo impatto, la struttura
logica del testo deve essere chiara.
La comunicazione al pubblico deve colpire
l'osservatore in modo tale che si soffermi sui dati essenziali della
comunicazione.
La lettura di un testo
In genere non si legge ma si guarda,
si dà un'occhiata; cioé con il testo si ha un approccio essenzialmente visivo,
rinviando la lettura più accurata.
Dove si sofferma lo sguardo
La nostra lettura non é lineare, ma
procede a balzi con frequenti ritorni dell'occhio all'indietro.
La nostra scrittura, detta
minuscola, concentra molte informazioni sulla parte superiore delle lettere.
Per abitudine il nostro occhio,
durante la lettura, si sofferma principalmente sulla parte superiore delle
lettere.
Usare caratteri tipografici ben
leggibili
I caratteri sono dei segni
convenzionali. La loro leggibilità è determinata principalmente dall'abitudine.
Nonostante ciò tra i vari tipi di carattere normalmente utilizzati ci sono
comunque differenze significative di leggibilità. Le lettere minuscole sono più
ricche di informazioni delle lettere maiuscole. I caratteri con le grazie (che
sono i piccoli fili alle estremità delle aste) sono più ricchi di informazioni
dei caratteri senza grazie, detti bastoni. Un testo scritto tutto in maiuscolo
é più faticoso da leggere di un
testo scritto in minuscolo. Un testo
scritto con un carattere senza grazie richiede più attenzione di lettura di un
testo scritto con un carattere con le grazie.
1.4. La gabbia di impaginazione
Ogni testo sulla pagina ha una
gabbia di impaginazione.
La gabbia di impaginazione é quella struttura
di linee invisibil iche organizzano il testo sulla pagina.
La gabbia deve facilitare la lettura
del testo
La costruzione della pagina scritta
deve sostenere la struttura logica del testo.
La gabbia deve accettare tutte le
varianti del testo
La gabbia deve essere sperimentata
per accogliere tutte le varianti presenti in un testo, senza che queste
producano una sensazione di disordine.
Verificare la composizione per
colonne specializzate
Un esperimento utile consiste nel
dividere la pagina, con i suoi margini già definiti, in tre o quattro colonne.
La colonna a sinistra può essere usata per le evidenziazioni, come richiami,
titolazioni, sintesi, e le restanti colonne per il testo.
Costanza nella posizione del testo
Ogni categoria di testo (titoli, titoletti,
richiami, testo corrente, note, tabelle eccetera) deve trovare forma e
allineamento costanti all'interno di uno stesso documento.
Non confondere le intestazioni con i
contenuti.Con il personal computer é frequente la produzione delle intestazioni
della carta insieme al testo. Deve sempre essere evidente la differenza tra i
due testi.
1.5. I caratteri tipografici
Il lettore non deve vedere i
caratteri tipografici
I caratteri tipografici sono dei
segni convenzionali, frutto di abitudini secolari di scrittura e di lettura.
Per una lettura scorrevole dei testi correnti il carattere non deve essere in
primo piano.
Caratteri con grazie
I caratteri con le grazie sono
quelli che hanno un raccordo tra le aste verticali e le linee orizzontali. Sono
i più diffusi per i testi correnti.
Caratteri senza grazie
I caratteri senza grazie sono quelli
composti di semplici aste, in genere di spessore costante. In genere sono
forniti in molte varianti dello spessore delle aste, ciò ne favorisce l'uso per
titolazioni e elementi da porre in evidenza.
Evitare caratteri con disegni
fantasiosi
Ci sono in commercio infiniti
caratteri.
Noi ci limiteremo a queste sole due
categorie di base: con le grazie e senza grazie. Con queste si può affrontare
la mole maggiore del lavoro di impaginazione dei testi.
Caratteri per il personal computer
Si é imposto un elenco standard di
caratteri che i produttori vendono già installati nelle macchine o nei
programmi. L'elenco comprende i caratteri più diffusi di ogni categoria: un
carattere da macchina per scrivere, in genere il Courier; qualche carattere con
le grazie, dove non manca
particolarmente buona la resa su
video.
1.6. Raccomandazioni sul trattamento del testo
Tondo
Il testo deve essere scritto di
norma in carattere tondo chiaro, cioé il carattere normale di una serie,
possibilmente della famiglia dei romani (i caratteri con le grazie).
Corsivo
Il corsivo ha un significato preciso
e non può essere usato al posto del tondo. In linea di principio vanno in
corsivo i titoli di libri, film e opere d'arte, le parole straniere, e
raramente le parole a cui si vuole dare evidenza.
Neretto
Bisogna evitare l'uso del neretto
dentro testi composti in tondo chiaro. Il neretto si può usare per elementi
definiti nella pagina, come le numerazioni di capoversi o i titoletti. Il
neretto non deve
mai essere usato con le funzioni del
corsivo e infatti dispone di un suo corsivo.
Maiuscolo
Il maiuscolo va utilizzato con
grande parsimonia e mai per i testi correnti. Anche nelle titolazioni bisogna
cercare di evitare i testi scritti in maiuscolo, che risultano di difficile
lettura. In alternativa é meglio utilizzare variazioni di corpo (la dimensione
del carattere), il neretto, un carattere alternativo. I titoli tutti in
maiuscolo devono essere molto brevi (quattro o cinque parole).
Non devono essere composti testi in
maiuscolo corsivo, questo serve esclusivamente ad accompagnare il corsivo
minuscolo.
Scegliere l'ordine di composizione
Il modo con cui il testo é ordinato
sulla pagina deve essere costante e non deve creare problemi di lettura.
Composizione a blocchetto o pacchetto.
Il testo é allineato sia a destra
che a sinistra. Per evitare spaziature eccessive nelle singole linee si deve,
dove necessario, spezzare le parole. Questo tipo di composizione si dice anche
"testo giustificato"
Composizione a bandiera.
La bandiera sinistra é il testo
allineato solo sul lato sinistro.
Permette di mantenere invariati gli
spazi tra le lettere e tra le parole. Si usa prevalentemente per testi composti
in colonne strette, didascalie ecc.
La bandiera destra va evitata in
quanto la nostra scrittura procede da sinistra a destra e la variabilità
nell'inizio delle righe rende faticosa la lettura.
Composizione a lapide, epigrafe o centrata.
I centri di ogni riga di testo sono
allineati su un asse verticale. Si utilizza per epigrafi, titoli, targhe.
Non variare la lunghezza delle linee di un testo
Il testo si può comporre in pagine o
in colonne (testi di una giustezza determinata che scorrono nella stessa pagina
su colonne adiacenti). Le colonne o le pagine di un medesimo testo devo essere
composte con linee identiche. Qualunque variazione induce a pensare che si
tratti di testi diversi.
Proporzioni della composizione dei testi
Per la buona leggibilità di un
testo, oltre alla scelta del carattere, sono fondamentali le proporzioni tra
parte stampata e spazi bianchi. In particolare tra dimensione del carattere e
intervallo tra le linee di scrittura (interlinea), e tra lunghezza della riga e
interlinea.
Spaziatura verticale
Non si dovrà mai scendere sotto il
120% del corpo del carattere si sta usando (es. corpo 1O - interlinea 12). Un
altro elemento determinante é la lunghezza della riga, sempre in rapporto
all'altezza del carattere. Righe lunghe necessitano di una interlinea più
ampia, per evitare faticose ricerche dell'inizio della nuova riga.
Spaziatura orizzontale
E' lo spazio tra le lettere e lo
spazio tra le parole. Chi ha progettato il carattere con cui scriviamo ha
pensato anche a ottimizzare le spaziature, per cui in genere non dobbiamo
preoccuparci. I problemi possono sorgere quando il testo viene giustificato
senza spezzare le parole; in questo caso il programma di scrittura potrebbe
spaziare in modo abnorme le righe di testo. In linea di principio su righe
lunghe é bene giustificare il testo, con l'accortezza di sillabare, mentre su
linee corte é preferibile il testo a bandiera, con o senza sillabazione.
Capoversi
I capoversi di un testo possono
essere segnalati o da uno spazio supplementare all'inizio della prima riga di
un paragrafo, o da un'interlinea maggiore tra l'ultima riga di un paragrafo e
la prima
del nuovo. I due sistemi sono
alternativi. Di norma i titoli e la prima linea di un capitolo non dovrebbero
avere il capoverso rientrato
Elenchi
Gli elenchi contenuti all'interno di
un paragrafo dovrebbero essere facilmente leggibili come un'informazione
secondaria rispetto a quella principale. Quindi, ad esempio, il testo
dell'elenco sarà tutto rientrato
rispetto alla linea di testo che lo anticipa.
Verifica del testo in rapporto all'impaginazione
Una volta scritto, o riscritto, un
documento dovremo sottoporlo a un nuova verifica legata alla forma con cui
apparirà sulla pagina.
Se la nostra scrittura é già
soddisfacente, per il compito che ci siamo proposti, allora sarà sufficiente
un'impaginazione semplice.
Alleggerire il testo se l'impaginazione é espressiva
Se riterremo utile un'impostazione
grafica più articolata, potrà essere necessario un ulteriore lavoro sul testo.
Alcune parti potranno essere sostituite da elementi tipografici e grafici (come
elenchi, richiami, evidenziazioni grafiche eccetera). Il testo trattato
graficamente tenderà a perdere il tono discorsivo, a
favore di una forte visualizzazione
della struttura logica.
PROGETTISTA
Il progettista è una figura tecnica che
con un proprio bagaglio tecnico culturale ed una congrua esperienza pensa e
concepisce prima cio che verrà costruito dopo. La progettazione infatti
dovrebbe essere realizzata con scienza, coscienza ed esperienza. Il progettista redige quindi un progetto e
definisce cosa verra costruito e come verra costruito. Il progettista per fare
questo devo possedere un grande conoscenza dei materiali, delle tecniche di
assemblaggio, delle norme tecniche e delle leggi che insistono sulla materia in
cui intende operare. I progettisti che poi esercitano la libera professione
devono essere abilitati con un proprio iter formativo ed un esame finale.
L'esame da diritto alla iscrizione ad un colleggio o ordine che rilascerà a sua
volta un timbro ed un numero di matricola. Tutti i progetti che verranno
redatti dai progettisti a questo punto verrano timbrati e firmati. Il timbro e
la firma hanno due funzioni principalmente; la responsabilità di quello che si
e progettato e la paternità morale delle scelte che si sono operate nella
progettazione. In italia ci sono dei vincoli e limiti di progettazione
stabiliti dalle leggi, per quanto riguarda gli impianti elettrici è la legge 46/90
per gli impianti di termici e di climatizzazione la legge 10/91.
I progettisti che esercitano la libera professione in italia sono gli
ingegneri, gli architetti i geometri, i periti industriali.. Il concetto di progettista
comunque è più ampio del solo libero professionista in quanto ci sono
settori in cui pur non necessitando per legge l'abilitazione si fanno dei veri
e propri progetti. Per progettare un sito per esempio non c'è bisogni di nessuna abilitazione ma in
ogni caso necessita una grande capacità e conoscenza di informatica
e della rete,
Per progettare un richiesta di finanziamenti all'unione
europea serve un progetto con tanto di struttora piano costi piano
personale piano strutture piano materiali etc.
GRAFICA
L'arte
della grafica nasce in occidente nel XV secolo dall'esigenza di produrre più
esemplari di una stessa immagine, in una società dove si sta sviluppando una
nuova classe mercantile e borghese che dispone di mezzi economici e
conseguentemente elabora esigenze culturali e di conoscenza fino ad allora
riservati esclusivamente a ristretti ceti aristocratici. La produzione di
stampe, in tirature più o meno numerose, si realizza attraverso la lavorazione
di una matrice, incisa manualmente al fine di poter essere utilizzata per
trasportare il soggetto su un foglio attraverso l'uso di un torchio. Le
tecniche di lavorazione delle matrici derivano dall'esperienza degli incisori
di metalli pregiati e ricevono un impulso fondamentale dalla quasi
contemporanea invenzione del libro a stampa a caratteri mobili, alla metà del
XV secolo. Le prime immagini a stampa sono realizzate con la tecnica della xilografia,
detta anche silografia, che presuppone l'uso di una matrice in legno, che
l'incisore lavora a rilievo, cioè togliendo la parte che non deve stampare,
realizzando in questo modo un supporto che presenta il disegno in rilievo. Già
all'inizio del XVI secolo, alla silografia si affianca la calcografia, tecnica che utilizza il metallo,
principalmente rame e zinco. In questo caso l'incisore lavora in cavo, cioè
scavando nel metallo il disegno da stampare. Quando l'incisore lavora
direttamente sulla lastra si parla di incisione a bulino, se lo strumento utilizzato,
il bulino appunto, toglie il metallo che non serve grazie alla sua punta
triangolare; oppure si parla di puntasecca,
quando lo strumento a punta si limita a scalfire e spostare il metallo a lato
dei solchi. Altra tecnica su metallo è quella della acquaforte,
quando l'incisione avviene indirettamente, per immersione della lastra in un
acido, che si chiamava aqua fortis, lastra precedentemente coperta con una
vernice resistente all'acido e disegnata, eliminando la vernice, in
corrispondenza della parti che devono subire la morsura dell'acido. Alla fine
del XVIII secolo si scopre la possibilità di utilizzare matrici in pietra e
nasce la tecnica della litografia, con la quale le matrici in pietra calcarea,
precedentemente levigate e trattate in superficie con degli acidi, sono
disegnate con apposite matite grasse. In fase di stampa l'inchiostro
tipografico aderisce solamente alle parti disegnate, dove trova altro
inchiostro, ed è invece respinto dal resto della matrice.
WEBMASTER
Webmaster, o webengineer, termini inglese
entrati correntemente nella lingua
italiana, indicano generalmente colui che progetta (webdesigner),
costruisce ed è responsabile di un sito web.
Le
differenze tra i due termini sono concettualmente quasi inensistenti -
sopratutto in Italia
- ma è norma avocare al termine "webengineer" un carattere di
maggiore professionalità e, perciò, competenza, preferendo "webmaster"
anche per l'attività di carattere dilettantesco.
Ambiti di lavoro
La figura,
nata con lo svilupparsi del World Wide
Web, può assumere connotazioni e mansioni specifiche a seconda della
dimensione del sito web e delle specializzazioni tecniche in possesso.
La figura
professionale, a differenza di quella dilettantistica/amatoriale, dovrebbe
avocare a sè una serie di conoscenze quali la struttura generale del web, la conoscenza degli
standard di qualità emanati dal W3C (World Wide Web Consortium) e di uno o più linguaggi di programmazione, la stesura di
documenti accessibli, la progettazione contenutistica
accessibile, il funzionamento generale dei motori di
ricerca e dei sistemi di IR (Information Retrieval), oltre ad una buona conoscenza
generale del settore informatico. Il webmaster, di norma,
gestiste lo sviluppo delle applicazioni sia client, sia server,
assumendo la responsabilità della progettazione e della messa online. Segue il
processo di sviluppo in tutte le fasi (analisi, progettazione, implementazione,
test).
La figura, di nascita relativamente recente, tende ad
evolversi con l'evolversi del web: da un lato l'esistenza di strumenti software
di tipo WYSIWYG (What You See Is What You Get, ciò che vedi è ciò che
hai) rende attualmente possibile anche a persone dotate di minime conoscenze
informatiche la creazione di semplici pagine web (spesso poco rispondenti agli
standard internazionali); dall'altro la gestione completa di un web server
comporta la conoscenza di aspetti tecnici che vanno oltre le conoscenze di un
tipico webmaster e richiedono la presenza di un amministratore di sistema.
Il mondo del Design industriale ha, specialmente negli ultimi anni, avuto da Internet un vero e proprio punto di forza per l'aggiornamento continuo tra progettista ed aziende. Attraverso la rete il designer ha potuto trovare una banca dati che sino a poco prima sembrava inimmaginabile, le conoscenze hanno portato ad un livello di specializzazione della professione sempre più forte sino a portare una miriade di campi specializzanti come il l'Urban Design, il Game Design, l'Interface Design o Interaction design, il Packaging Design. ecc.
IL MARKETING
Con la parola marketing intendiamo un complesso
di attività che porta i prodotti e i servizi dell’ impresa al compratore
finale. Fanno parte del marketing le attività delle imprese di produzione che
riguardano la scelta del prodotto, la determinazione del prezzo, la scelta dei
canali di distribuzione, la pubblicità e le altre attività, mirate a convincere
il compratore. Inoltre sono parte integrante del marketing la analoghe attività
delle imprese di servizi: banche, assicurazioni, trasporti.
Gli
obbiettivi principali del marketing sono essenzialmente sei:
Per rendere
concreti questi obbiettivi, è necessario tener conto dei fattori che
influenzano la decisione dell’ ipotetico cliente. Essi si dividono
principalmente in: culturali (valori
o idee che agiscono sul comportamento del consumatore), sociali ( l’ appartenenza a determinati gruppi omogenei di persone
dove i singoli soggetti si identificano), demografici
(ad una società demograficamente giovane dovrò rivolgermi in un modo e
viceversa) ed economici ( livello
del reddito e attese per i redditi futuri). Inoltre dobbiamo ricordare che la
popolazione ha determinati consumi in base alla classe sociale a cui
appartiene.
Ma che cosa
“colpisce” a livello di messaggio il consumatore ?
IMMAGINE
PSICOLOGICA: L’
acquirente spesso vede nel prodotto ciò che egli vuole vedere.
COLORI: Alcuni colori richiamo l’
attenzione del consumatore più di altri.
POSIZIONE: Il luogo in qui il testo è
disposto ( il lettore di un messaggio spesso percepisce più interessante quanto
scritto nella parte superiore sinistra di un foglio.
MOVIMENTO: La disposizione dinamica o statica
dell’ oggetto (si è attratti maggiormente dalle figure in movimento che da
quelle “fisse”).
CONTRASTO: Il raffronto tra una figura grande
e una piccola , tra il silenzio e il suono…
ISOLAMENTO: Isolare tra di loro le immagini (
se ho uno grande spazio e metto al centro una piccola figura, ne sono colpito
maggiormente).
SEMPLICITA’: Molti percepiscono i messaggi
semplici e non quelli complessi. Se vogliamo colpire un segmento vasto
medio-basso , utilizzeremo segmenti quali banali, se invece si producono
prodotti di nicchia, necessita uno slogan complesso
APPRENDIMENTO: Il comportamento del consumatore
dipende dall’ esperienza che ha avuto ed appreso in passato.
MOTIVAZIONI:
- Realizzazione: Relativo alla realizzazione di se
stessi.
- Stima: Volontà d’aumentare l’ importanza
nei diversi gruppi sociali.
- Sicurezza: Ricerca di stabilità nel
lavoro o nel patrimonio ( assicurazioni).
- Fisiologiche: Relativo ai bisogni
primari (fame-sete)
-Protezione: Tentativo d’ accettazione,d’aggregamento
ad altri per sentirsi più protetti
Il messaggio pubblicitario
È una
comunicazione che passa al potenziale compratore attraverso figure, filmati,
comunicazione verbale o scritta, con l’ utilizzo di uno strumento tecnico detto
segnale ( inserto pubblicitario, radio, tv, internet, quotidiani).
Caratteristiche del segnale
L’
obbiettivo principale è sicuramente attirare l’ attenzione e mantenerla per il
tempo sufficiente alla comunicazione del messaggio; l’ interpretazione del
messaggio si deve chiudere con la decisione di acquistare e non si deve
esaurire in una semplice informazione. Dopo che il messaggio è stato lanciato,
la situazione può essere la seguente:
Uno de
tanti modi per rappresentare e valorizzare un’ azienda è
l’introduzione del logo. Le aziende hanno un’ identità propria, il logo è la
prima cosa che la gente vede e ricorda di esse, quindi deve poterle rappresentare e valorizzare al
meglio.
Un buon logo per
aziende e professionisti di tutto il mondo, va creato con immagini uniche e originali, ma allo stesso tempo semplici per poter essere facilmente memorizzate. Un buon logo è
in grado di contribuire alla percezione che si ha dell'azienda a cui appartiene
e che per questo dovrà essere la sua voce, il suo volto, la sua filosofia.
Perciò per realizzare il logo perfetto occorre comprendere
è importante conoscere tutti gli aspetti di un'azienda, sia essa una piccola
impresa in fase o una grossa multinazionale.
Prima d’
iniziare il lavoro di creazione , si deve avere in mente un particolare stile grafico associato a qualche
esempio tratto da siti web o da altri loghi aziendali particolarmente attraenti. Inoltre dobbiamo
impostare: le preferenze di colori e le risorse finanziarie previste per i
lavori di stampa: maggiore è il numero di colori ed effetti speciali del logo,
più alti saranno questi costi.
Per una
maggiore efficacia di un qualsiasi progetto svolto su richiesta di un cliente,
si dovrà far scegliere a quest’ ultimo tra diverse bozze, tutte diverse tra loro, per dargli la possibilità di
poter contribuire con le sue opinioni e
suggerimenti alle successive revisioni
della bozza selezionata, fino a quando il logo non sarà di sua piena soddisfazione.
Una volta terminato il design del logo, se lo si desidera si potrà utilizzare
il design nel biglietto da visita, nella carta intestata e in tutto il
materiale pubblicitario in cui si hai bisogno: volantini, depliantes, cartelle,
sito Internet, screensavers.
Il costo di
ciascun progetto dipende, dalle differenti opzioni incluse nella soluzione stessa: il numero e il tipo dei
formati elettronici grafici, il numero di bozze iniziali e il numeri di
revisioni alla bozza prescelta. In questo modo ogni eventuale lavorazione che
dovesse essere richiesta in fasi successive potrà essere aggiunta e acquistata
separatamente
Il termine
anglo-americano 'slogan' deriva da un antica voce gaelica e significa 'chiamata
dell'esercito'. In un secondo tempo il termine viene usato col significato di
'grido di guerra' dai clan scozzesi e, in un secondo tempo, in Inghilterra, è
usato in un primo tempo per indicare le formule di propaganda politica e, di
seguito, quelle di propaganda commerciale.
In Francia, in campo commerciale, si comincerà ad usare la parola nel 1927,
mentre in Italia arriva nel 1930; in quell 'anno, infatti,
Ci sono principalmente due tipi di slogan: politico e
pubblicitario. Uno slogan politico esprime in genere uno scopo o
un'aspirazione, mentre uno slogan pubblicitario è più spesso inteso
come frase facilmente memorizzabile e associabile al prodotto.
Gli slogan
possono essere scritti o visivi, declamati o volgari, sono attraenti,
specialmente nell'era moderna caratterizzata dal bombardamento di informazioni
provenienti da numerosi media.
Gli slogan sono una parte centrale della
pubblicità. La ricerca/creazione dello slogan, è una delle attività più
creative nel lavoro di un'agenzia pubblicitaria. Trovare il "motto"
ideale, la frase risolutoria che attira l'attenzione, identifica il prodotto,
stimola il ricordo del marchio, e a medio e lungo termine favorisce l'acquisto,
è il culmine di ogni campagna pubblicitaria grande o piccola che sia. È
un'attività che richiede una creatività estrema completata da una tecnica
sofisticata. Molte ore di studio e lavoro dedicate alla ricerca di soluzioni
alternative da "testare" con soggetti diversi e in situazioni
diverse, possono poi portare a risultati originali che nella loro apparente
semplicità sembrano quasi nati per caso, ma sono capaci di comunicare efficacemente.
Lo
Storyboard è il documento nel quale è specificato in dettaglio il contenuto di
ogni singola schermata e sono descritte le interazioni fra il discente e il
programma.
I
destinatari dello storyboard sono: l'esperto della materia (che ne deve validare
i contenuti), il grafico, i tecnici dei media e i programmatori.
Il World
Wide Web (Web) è una rete di risorse di informazioni, basata
sull'infrastruttura di Internet. Il Web si basa su tre meccanismi per rendere
queste risorse prontamente disponibili al più vasto insieme possibile di
utenti:
- Uno
schema di denominazione uniforme per localizzare le risorse sul Web (ad es.,
gli URL).
-
Protocolli, per accedere alle risorse denominate sul Web (ad es., HTTP).
-
Ipertesto, per una facile navigazione tra le risorse (ad es., HTML).
Il World
Wide Web, così come lo conosciamo oggi, nacque nel 1989 presso il CERN di Ginevra (il più importante laboratorio di
Fisica in Europa), su idea di Tim
Berners-Lee e di Robert Cailliau che, per permettere ai
ricercatori di condividere la documentazione scientifica in formato elettronico
ed indipendentemente dalla piattaforma migliorandone la comunicazione e la
cooperarazione, definirono standard e protocolli per scambiare documenti su reti dati: il linguaggio HTML e il protocollo
HTTP.
Questi
standard e protocolli supportavano inizialmente la sola gestione di pagine HTML
statiche, vale a dire file testuali arricchiti d'informazioni di formattazione
visualizzabili e, soprattutto, navigabili utilizzando opportune applicazioni (browser
o web browser).
Nonostante le limitazioni delle pagine HTML statiche, la semplicità della
tecnologia decretò un immediato successo, prima in campo accademico e di
ricerca, quindi anche in quello commerciale, facendo nascere quella che oggi è
anche nota come era del web.
I
principali elementi di percezione in una pagina Web sono:
- Vicinanza:
All'interno di una stessa “scena”, gli elementi tra loro vicini vengono
percepiti come un tutto.
Nel design
di un'interfaccia possiamo utilizzare questo principio per rendere più chiara
la struttura della pagina, avvicinando gli elementi che sono concettualmente
correlati e allontanando fra loro quelli che non lo sono. È un principio che
spesso, senza accorgercene, utilizziamo nella divisione in paragrafi di un
testo.
- Similitudine: All'interno di una stessa “scena” gli
elementi tra loro simili per forma, colore e dimensione vengono
percepiti come collegati.
Nell'impaginazione
questo ha un riscontro molto comune: l'elenco puntato. Riutilizzare elementi,
colori o simboli che visivamente collegano un'informazione ad un'altra aiuta a
rendere accessibile e facilmente navigabile anche un sito con grandi quantità
di contenuti.
- Chiusura: Linee e forme familiari vengono percepite come
chiuse e complete, anche se graficamente non lo sono.
Questo
principio ha molti riscontri nell'impaginazione. Primo fra tutti
l'allineamento: organizzare lo spazio secondo linee e rettangoli invisibili
aiuta il lettore a capire la strutturazione e l'organizzazione della pagina.
Per questo motivo, in molte occasioni, è sconsigliabile l'uso dell'allineamento
centrato.
- Figura-sfondo: Le figure vengono percepite
prima di tutto dal proprio contorno, il resto viene inteso come sfondo.
Questo
principio si trasforma in grafica nel più famoso principio del contrasto.
Proprio perchè le figure vengono riconosciute grazie al loro contorno; più la
figura sarà in contrasto con lo sfondo (e con gli altri elementi), più facile
sarà riconoscerla e ricordarla, e maggiore sarà l'importanza che le verrà
quindi data.
Si può
perciò utilizzare questo criterio per rafforzare i titoli e dare risalto agli
elementi che gerarchicamente hanno più importanza degli altri.
Nell’ambito
del progetto grafico delle proprie pagine Web è indispensabile sapere come
gestire le immagini. A partire dal formato.
Le immagini
da inserire nel sito Web fanno parte di questo contesto: prima di tutto, devono
quindi rispondere agli stessi criteri individuati come basilari nella
costruzione grafica della pagina (coerenza del messaggio ed equilibrio, anche
cromatico). All’atto pratico, poi, il primo elemento con cui si ha a che fare è
il formato stesso delle immagini.
I file di
immagini permettono di riprodurre sullo schermo del PC un disegno o una
fotografia in formato grafico. I formati (cioè i metodi di salvataggio
elettronico) esistenti sono molti: GIF, JPEG, PNG, TIFF, BMP e altri ancora.
Nel Web, però, i formati utilizzati e supportati da tutti i browser sono
soltanto i primi tre:
- Il
formato GIF, è il più diffuso formato grafico per il Web. Questo tipo di
compressione è lossless, cioè non lavora a perdita di dati: nella compressione
dei dati al momento del salvataggio sono mantenuti tutti i dati originali,
senza alterazioni.
- Il
formato JPEG, è un metodo di lossy compression, lavora cioè con perdita di
dati.
La
compressione altera i dati originali: l’algoritmo di compressione elimina i
colori superflui e quindi la perdita di qualità nell’immagine è direttamente
proporzionale al livello di compressione scelto. A bassi livelli di
compressione, la qualità è praticamente inalterata. Questo è lo stesso motivo
per cui in immagini con vaste aree di singolo colore i blocchi in tinta unita possono
apparire con delle ondulazioni in prossimità dei bordi. L’effetto finale è
quello di una scarsa messa a fuoco.
- Il
formato PNG, è un’alternativa a entrambi i formati visti; è rappresentata
dal formato PNG o Portable
Network Graphics. Non ha ancora preso piede in maniera definitiva,
ma in teoria potrebbe sostituire sia GIF sia JPEG senza rimpianti. La
diffusione di PNG può essere stata limitata in parte dalla convinzione di un
non pieno supporto da parte dei browser, ma a oggi, tutti i problemi sono
superati e PNG può a buon diritto essere considerato un formato alla pari se
non migliore rispetto a GIF o JPEG.
Il
copyright (termine di lingua inglese che letteralmente significa
diritto di copia) è una forma di diritto
d'autore in uso nel mondo anglosassone, in tempi recenti sempre più
prossimo a divenire sinonimo del diritto d'autore vigente in Italia.
Prima del
XVIII secolo non si può dire che esistesse un vero e proprio diritto d’autore,
ma venivano solamente concessi dei privilegi agli autori, specialmente ai
librai, che per pubblicare dovevano sostenere delle spese.
La
normativa sul diritto d'autore prevede una durata del copyright che è sempre
limitata nel tempo e varia significativamente a seconda della categoria
merceologica da tutelare (CD di musica, CD software, medicinale, etc.).
Il periodo
di copyright dovrebbe consentire di avere un adeguato margine di guadagno e di
recuperare i costi che precedono l'entrata in produzione e la distribuzione del
prodotto. La durata dovrebbe essere tanto più lunga quanto maggiori sono i
costi da remunerare, e quanto più lentamente il prodotto viene comprato dal mercato.
Nel disegno dal vero, solitamente l'artista prima
osserva con attenzione il soggetto da rappresentare e quindi compie uno
schizzo, tracciando le linee strutturali, i contorni e le masse. Nello schizzo
l'immediatezza della prima impressione raccolta dall'artista prevale
sull’intento di raggiungere un elevato grado di finitezza. In un secondo tempo
possono venire aggiunti i particolari più significativi, apportate le
correzioni e, per ultimi, inseriti i dettagli minori. Nell'esecuzione di questi
diversi stadi del disegno sono determinanti la leggerezza di tocco e la sicurezza
della linea.
Esistono tuttavia anche disegni astratti, che non
riproducono un’immagine reale ma tentano di esprimere uno stato d’animo o un
pensiero dell’autore, o semplicemente costituiscono un insieme di tratti e
colori dotato di una valenza estetica. Come per ogni altra tecnica artistica,
anche il disegno si presta a tutte le declinazioni stilistiche ed espressive.
Le tecniche del disegno variano a seconda dello
strumento e del supporto scelti. Nel corso dei secoli si è disegnato sui più
disparati tipi di materiale: roccia (ad esempio, le pareti delle caverne),
lastre di creta o di gesso, papiro, pergamena, seta, tavole in legno, blocchi
di pietra, fogli metallici e, più comunemente, carta di varia consistenza e
colore.
I disegni
possono essere tracciati con punte metalliche, con penna o pennelli e inchiostri,
con matite di differenti colori, con carboncini, gessetti o pastelli. La penna
è forse lo strumento più impegnativo perché lascia un segno indelebile che non
può essere alterato. Le tinte sono suggerite tramite puntinature, linee
ravvicinate o tratteggi incrociati. Con il carboncino l'artista deve quasi
"dipingere" sulla carta a causa dell’estremità larga e irregolare del
bastoncino, che permette di modulare la forza del tratto. Analoga ampia
possibilità di calibrare la grafica, accompagnata tuttavia da una tecnica
diversa per quanto riguarda la posizione della mano e l’impugnatura dello
strumento, è concessa dal pennello. La matita e il pastello producono, a
seconda di come si usano, linee ben definite, tratti ampi e morbidi,
ombreggiature sfumate.
Il supporto di carta colorata, seppia o
grigio-azzurra, permette di ottenere disegni di grande effetto, spesso con
l’utilizzo di più tecniche: ad esempio, le zone di luce possono essere rese a
gessetto bianco o biacca, le ombre e i volumi a matita o carbone, mentre il
tono della carta può essere utilizzato per esprimere i valori intermedi.
I Colori nella Fisica
Il fisico Isaac Newton dimostrò sperimentalmente nel 1676 come servendosi di un
prisma triangolare la luce bianca del sole possa venire scomposta nei colori
dello spettro. Se con una lente convergente si ricompone tale gamma su un
secondo schermo, per addizione cromatica si ha di nuovo una luce bianca. Due
colori che sovrapposti danno il bianco, si dicono complementari. Ogni colore
dello spettro è complementare del colore risultante dalla somma di tutti gli
altri. I colori nascono da onde luminose, che sono un tipo particolare di
radiazioni elettromagnetiche. I colori usati dal pittore sono a base di
pigmenti o sostanze colorate.
L'Armonia dei Colori. I profani definiscono per
lo più armonici solo gli accostamenti di colori aventi caratteri simili o
identico valore tonale. In genere il loro giudizio di armonico - disarmonico
rientra nel quadro percettivo del piacevole - spiacevole o del simpatico - non
simpatico. Armonia significa equilibrio, simmetria di forze. Lo studio dei
processi fisiologici della percezione cromatica può avvicinarsi alla soluzione
del problema.
Contrasto di Colori Puri.
I colori primari e secondari allo stato puro. Il contrasto di colori puri è il
più semplice da realizzare, in quanto basta a realizzarlo l'accostamento di
qualsiasi colore al più alto punto di saturazione. Per creare questo tipo di
contrasto sono necessari almeno tre colori nettamente distinti. Mentre si
scende con i colori terziari, (arancio, verde e viola) e l'effetto ne risulta
indebolito, separandoli con linee bianche o nere riacquistano la loro capacità
d'irradiazione.
Contrasto di Chiaro e Scuro.
Luce e buio. Chiaro e scuro. Il nero e il bianco. In quanto contrasti polari,
sono di fondamentale importanza per la vita dell'uomo e della natura. Il nero e
il bianco rappresentano l'estremo punto di contrasto chiaroscurale, ma fra di
essi si sviluppa la gamma dei grigi e dei colori. C'è un solo nero e un solo
bianco, ma in compenso esiste una straordinaria gamma di gradi chiaroscurali
del grigio. nei colori si identificano le gradazioni di chiaro e scuro con
luminosità e oscurità.
Contrasto di Freddo e Caldo.
A prima vista l'idea di voler riconoscere nel campo della percezione visiva dei
colori una componente termica può destar sorpresa. Ciò dipende dal fatto
scientificamente provato, che il verde-blu rallenta la circolazione sanguigna,
mentre il rosso-arancio l'attiva. In due diversi laboratori, uno tinteggiato in
verde-blu e l'altro in rosso-arancio, la sensibilità al freddo del personale
variava di ben tre-quattro gradi centigradi. In quello verde-blu avvertivano il
freddo a 15° centigradi, mentre in quello rosso-arancio, avvertivano il freddo
a 11°-12° centigradi. Anche gli animali reagiscono ai colori caldi e freddi.
Una scuderia fu dipinta metà in verde-blu e metà in rosso-arancio. Dopo una
corsa, i cavalli nella zona fredda si rilassavano prima dei cavalli nella zona
calda. Perfino le mosche non avevano invaso la zona fredda, ma si erano
riversate nella zona calda.
Contrasto dei Complementari.
Sono complementari due colori i cui pigmenti mischiati fra
loro danno un grigio-neutro. Dal punto di vista
fisico si dicono complementari due luci colorate, allorchè la loro miscela dà
una luce bianca. Di ogni tipo non esiste che un complementare. Sono coppie di
complementari i colori giallo-arancio, blu-arancio, rosso-arancio, blu-verde,
rosso-verde, rosso-viola, giallo-verde. Se scomponiamo queste coppie di
complementari, constatiamo che in esse sono sempre contenuti i tre colori
fondamentali, giallo, rosso e blu. Poichè la combinazione di giallo, rosso e
blu da il grigio, anche la combinazione di due complementari da il grigio. Se
la combinazione di due colori non dà il grigio, essi non sono complementari.
Il metodo RGB
E’ detto anche metodo additivo, in
quanto combina i colori primari (colori primari che riguardano tutte le
sorgenti che producono immagini come monitor, tv, proiettori, pellicole ecc.) per ottenere tutte le
rimanenti sfumature. Una vasta percentuale dello spettro visibile può essere
rappresentata miscelando la luce colorata rossa, verde e blu in diverse
proporzioni e intensità. Quando questi colori vengono sovrapposti si ottiene
il cyan, il magenta e il giallo (colori complementari). Poiché i colori primari
(RGB) vengono combinati (aggiunti) per creare il bianco, essi vengono anche
chiamati colori additivi. Unendo insieme tutti i colori si ottiene il bianco,
cioè tutta la luce viene riflessa all’occhio.
I colori additivi vengono usati per l’illuminazione, i
video e i monitor. Il monitor, ad esempio, crea il colore emettendo la luce
attraverso i fosfori rossi, verdi e blu. Il metodo RGB di Photoshop e di altri
programmi di grafica usa il modello RGB, assegnando un valore di intensità a
ogni pixel compreso fra O (nero) e 255 (bianco) per ognuna delle componenti RGB
di un’immagine a colori.
Il metodo CMYK
Il modello CMYK si basa sulla qualità di assorbimento della luce
dell’inchiostro sulla carta. Quando la luce bianca colpisce gli inchiostri
translucidi, una parte dello spettro viene assorbita ed una parte viene
riflessa all’occhio. In teoria, i pigmenti puri di cyan (C), magenta (M) e
giallo (Y) si dovrebbero combinare per assorbire tutto il colore e produrre
il nero; per tale motivo sono chiamati anche colori sottrattivi e, allo stesso
modo, sottrattivo è detto tale metodo colore.
Poiché tutti gli inchiostri di stampa contengono impurità, questi tre
inchiostri producono in realtà un marrone scuro, mentre per dare luogo ad un
vero nero devono essere combinati con un inchiostro nero (K). Viene utilizzata
Con il metodo CMYK a ogni pixel di un’immagine
viene assegnato un valore percentuale di ciascun inchiostro di quadricromia.
CMYK è il metodo da usare per la preparazione di un’immagine da stampare in
quadricromia. La conversione di un’immagine RGB in CMYK crea una selezione del
colore. Tuttavia, se l’immagine è in origine RGB, è opportuno modificarla prima
di convertirla in CMYK. Quando lavorate in RGB, potete usare il comando
Anteprima CMYK (se disponibile) per simulare gli effetti della modifica senza
cambiare realmente i dati dell’immagine. Potete anche usare il metodo CMYK per
lavorare direttamente con immagini CMYK che sono state digitalizzate o
importate da sistemi diversi dal vostro.
Si
individuano i diversi approcci allo studio della comunicazione che hanno
percorso tutto il Novecento, in particolare gli approcci: matematico-cibernetico,
semiotico, ermeneutico, pragmatico, semio-pragmatico, pragmatico relazionale,
psicologico relazionale e sociologico.
Ognuno
di questi modi di guardare alla comunicazione ha prodotto frutti importanti e
gli stessi studiosi spesso hanno fatto riferimento a più di un approccio per
suffragare le loro teorie, per cui non sempre è possibile inquadrarli entro un
unico ambito di ricerca: la comunicazione da sempre viene studiata partendo da
più angoli visuali e con una grande varietà di strumenti epistemologici.
Di
seguito si è cercato di far luce sui principali rapporti esistenti tra
comunicazione, cultura e identità organizzativa, anche se senza pretesa alcuna
di esaustività.
Si
sono menzionati i differenti approcci utilizzati per lo studio dei media che
vanno dalla teoria della massificazione al determinismo tecnologico, dalla
corrente empirica a quella critica, e in seguito ci si è focalizzati sul
potenziale dei nuovi media e sulle correnti di pensiero che ad essi fanno
riferimento.
In
ultima istanza sono stati annoverati i principali metodi utilizzati per
l’analisi dei documenti: l’analisi del contenuto, la semiotica semionarrativa,
l’analisi strutturale, l’analisi del discorso.
L’
informazione è un processo di acquisizione di conoscenze, inferite
autonomamente da chi le elabora, in base alla sua capacità, rispetto un certo
oggetto o soggetto.
L'interazione
è invece quel contatto, anche involontario, tra individui, che va a modificare
la situazione preesistente delle cose tra loro.
L'interazione
non è necessariamente intenzionale e quindi non implica necessariamente una
comunicazione. L'interazione si trova in posizione intermedia tra la
comunicazione e il comportamento.
La
comunicazione è caratterizzata, per Anelli, da due dimensioni principali:
la
funzione preposizionale, in quanto le conoscenze sono organizzate e trasmesse
sotto forma di proposizioni e quindi si ricorre al linguaggio per poter
concettualizzare, significare e comunicare il proprio pensiero;
la
funzione relazionale, in quanto la comunicazione genera e rinnova le relazioni
generando quell'intersoggettività dialogica che consente di negoziare
significati e condividere scopi.
Ecco gli elementi individuabili a vario
livello nella comunicazione, al di là dei singoli ambiti disciplinari:
Gli elementi che principalmente contraddistinguono la
comunicazione da una attività semplicemente informativa sono: la parità di
ruolo fra gli interlocutori e la partecipazione allo scambio.
Ciò che si dovrebbe mettere in atto è di fatto una conversazione.
Si è assistito però nel tempo al fenomeno dell'appiattimento
della comunicazione sull'informazione.
Bettetini rileva anche che spesso si tende a confondere i
fini della comunicazione con istanze di sola natura persuasiva e, di
conseguenza, a iscrivere le sue articolazioni nelle modalità della retorica
Nel messaggio funzionalmente costruito per Bettetini (1993)
vi sarà spazio per tre aspetti:
L'inquadratura è la rappresentazione di un soggetto da
una certa distanza e da una particolare angolatura.
Sono definite "campi" le inquadrature di paesaggi e ambienti. In base
alla porzione di spazio raffigurato i campi si dividono in:
·
Campo lunghissimo Consente
di rappresentare un vasto panorama che serve per un'ambientazione storica o
geografica.
·
Campo lungo Inquadratura che comprende uno spazio molto
ampio, serve per rappresentare l'ambiente in cui agisce la figura umana
·
Campo medio Inquadratura abbastanza ravvicinata in cui
l'attenzione è rivolta ai personaggi presenti nell'ambiente in cui agiscono.
·
Campo totale Inquadratura che mostra una scena in cui i
personaggi, principali e secondari, compaiono insieme su piani diversi.
Sono
definite "piani" le inquadrature della sola figura umana. La
suddivisione dei piani dipende dalla porzione di figura rappresentata:
·
Figura intera E' l'inquadratura che comprende
solo la figura completa di una o più persone, è usata per far risaltare gli
atteggiamenti del corpo
·
Piano americano La figura umana è ripresa dal
ginocchio in su; l'ambiente di fondo non è annullato
·
Piano medio La figura è ripresa dalla vita in su; questa
inquadratura è usata specialmente nei dialoghi.
·
Primo piano La figura è ripresa dal petto in su; è usato
per far risaltare alcuni momenti del dialogo.
·
Primissimo piano Il volto occupa tutta
l'inquadratura; consente di mettere in risalto le espressioni dovute a
sentimenti e stati d'animo.
·
Dettaglio E' ripreso solo un particolare del corpo
(occhio, bocca, mano....).
INDICE
DEGLI AROMENTI
·
COMUNICAZIONE VISIVA…………………………...RONSISVALLE
·
STILI DI DISGNO………………………………………RONSISVALLE
·
PUBBLICITA’…………………………………………………… SPOLA
·
TEORIE DELLA COMUNICAZIONE……………….. RONSISVALLE
·
MARCHIO E LOGO TIPO……………………………………… SPOLA
·
STORYBOARD………………………………………………..BOGGIAN
·
PANTONI…………………………………………………………ROBINO
·
SLOGAN……………………………………………………………SPOLA
·
FIGURE PROFESSIONALI IN AMBITO GRAFICO………… ROBINO
·
CAMPI E PIANI…………………………………………..RONSISVALLE
·
COLORE………………………………………………….RONSISVALLE
·
LINGUAGGIO DELLA PUBBLICITA’………………………….. SPOLA
·
MARKETING……………………………………………………….SPOLA
·
IMPAGINAZIONE………………………………………………..ROBINO
·
TIPI DI STAMPA……………………………………………..….ROBINO
·
WEB……………………………………………………………..BOGGIAN
·
FONT……………………………………………………………..ROBINO
·
IMMAGINI E COPYRIGHT. …………………………………BOGGIAN