L’EVOLUZIONE DELLA STAMPA NEL ‘900

 

ELEMENTI

 

Testi

Se il lavoro da trasmettere in fotocomposizione non è già stato composto e registrato su dischetto, conviene che sia battuto a macchina (o al computer) su carta bianca, in forma definitiva.

I singoli fogli dovranno contenere 30 righe di 60 battute l'una, il che corrisponde ad una cartella standard. Nonostante il progresso tecnologico resta comunque necessario partire da una scrittura originale ortograficamente corretta, stesa secondo principi uniformi, che segue alcune regole, ormai poco osservate,

di grammatica, punteggiatura, stile.

 

Carta
La carta è composta principalmente di fibra cellulosa, ottenuta dal legno, da stracci o da carta usata (oppure da una combinazione di questi tre elementi).
Il tipo di carta è determinato dalla natura della fibra usata. Il legno delle conifere ha una fibra lunga, che rende resistente la carta finita.
Il legname può essere trasformato in pasta mediante processi chimici o meccanici: la trasformazione in pasta a opera di agenti chimici produce carta di migliore qualità, ma il processo risulta più costoso; la trasformazione in pasta effettuata meccanicamente dà origine a carte meno permanenti, come quelle usate per i quotidiani. Prima di essere trasportata alla
cartiera, la pasta viene lavata, setacciata per asportarne le impurità, sbiancata e poi battuta, affinché liberi una sostanza gelatinosa che tiene assieme la fibre. Nella cartiera, alle balle di fibra vengono aggiunte collante e coloranti. Il caolino è l'additivo più comune, serve da riempitivo delle irregolarità superficiali, migliora il colore e l'opacità della carta e si usa anche come collante di superficie per carte a finitura molto lucida. La pasta viene quindi macinata, passata sotto pressa per l'estrazione dell'acqua
ed essiccata. La superficie subisce successivamente una rifinitura ed una lisciatura sotto pesanti rulli di ghisa: un'operazione detta calandratura, che determina il livello di brillantezza della carta. Il prodotto finito si presenta su bobina e quindi viene tagliato per le macchine alimentate a fogli. La carta è molto sensibile all'umidità e va conservata in ambienti a
temperatura e umidità relativa costante, per evitare deformazioni.Una schematica classificazione dei tipi di carta usati in una moderna stamperia può essere la seguente: carte per giornali e riviste: a base di fibra di legno, con poco collante; sono economiche e assorbono facilmente l'inchiostro; carte uso mano: non patinate, con superficie liscia
(in origine non era così), per lo più senza legno, con buona stabilità e ricezione dell'inchiostro; carte patinate: generalmente senza legno, con applicazione di più strati di patinatura seguita da satinatura, per ottenere una superficie lucida. Con una patina applicata
durante la calandratura, si possono ottenere carte patinate opache. Le carte patinate vengono utilizzate per stampati di qualità a più colori; carte speciali: marcate, cioè con una particolare textura impressa durante la lavorazione; goffrate, cioè con l'impressione
di un disegno decorativo in rilievo; vergate, cioè con una serie di sottili righe parallele, quasi una filigrana; pergamenate, cioè di pura cellulosa, impermeabili ai grassi e resistenti all'umidità; carte e cartoni patinati: quelli chiamati cast coated, si presentano
con una superficie molto liscia e lucida, da uno o da entrambi i lati; carte e cartoncini patinati senza cloro; carte e cartoni ecologici (bianco e colorato di ottima qualità).

 

Immagini
Nella scelta delle immagini (foto o disegni) bisogna tener conto che verranno "passate" in "fotolito". Sono così chiamati gli impianti stampa per offset eseguiti su pellicola fotografica trasparente, corrispondenti al cliché tipografico. I fotolito si misurano in cmq (base per altezza del massimo ingombro); quando si forniscono le dimensioni
per immagini impaginate al vivo (cioè senza margini) bisogna tener conto del rifilo, cioè di due/tre mm in più dal lato (o dai lati) del taglio. Possono essere al tratto, retinati (mezzatinta) o selezionati a più colori. Il tratto è una tinta continua che non presenta sfumature. Nella riduzione di immagini al tratto si deve tener conto dell'assottigliamento degli spessori; nell'ingrandimento, di possibili effetti di sgranatura. La mezzatinta è una tinta sfumata in un solo colore mentre la selezione a più
colori e necessaria per la stampa in policromia. Per ottenere una mezzatinta si fotografa il soggetto originale accoppiato a retini a linee/cm di grandezza variabile. La retinatura restituisce un soggetto ripartito in puntini di superficie stampante diversa, che si intravedono ad occhio nudo: sono questi che conferiscono le sfumature e l'intensità dei toni, mentre la definizione dei dettagli dipende dalla frequenza di linee del retino. Per la riproduzione su carta da quotidiano stampato in offset si usa generalmente
un retino a 48 linee, per una riproduzione su carta normale 54/60 linee, con carta patinata si possono usare 80 linee, con una evidente maggior definizione del soggetto. Tecnicamente sono ottenibili fino oltre le 200 linee. Le moderne tecnologie permettono oggi l'impiego di retini a modulazione di frequenza al posto della modulazione d'ampiezza; questi retini prendono il nome di "stocastici" in quanto la disposizione dei micropunti (la loro dimensione è fra i 6 e i 24 micron) appare casuale. Il collegamento degli scanner con sistemi computerizzati consente anche di intervenire sul soggetto, modificando aree di colore, ricostruendo o inserendo dettagli. Gli attuali sistemi, che utilizzano gli scanner (da flyng spot scanner, analizzatore del punto luce), consentono di "leggere" sia soggetti opachi che diapositive. Un altro vantaggio dei sistemi moderni è dato dalla possibilità di ingrandimento ad alta definizione. La retinatura si adotta anche per le policromie, selezionando l'originale e scomponendolo negli elementi cromatici. La tecnica è basata sul principio di Newton, secondo il quale i tre colori fondamentali (blu, giallo e rosso), opportunamente sovrapposti, ricostruiscono tutti gli altri. Questo principio viene adottato per la riproduzione fotografica a colori. Nella stampa, però, la tricromia non dà sempre buoni risultati, perché, per ottenere i toni scuri, i fondi pieni, le ombre intense bisogna appesantire troppo i tre colori fondamentali, rischiando di impastarli. Per questo oggi si ricorre al quarto colore: il nero.
Nella classica quadricromia, il soggetto viene selezionato appunto a quattro colori, ognuno
dei quali è retinato con un retino ad inclinazione differenziata (nero a 45 , magenta a 75 , giallo a 90 e cyan a 105 ): se così non fosse, i punti di ogni colore si sovrapporrebbero e risulterebbero scuri. Migliore è l'originale (disegno, fotografia, diapositiva), migliore è il risultato finale. Nel caso di soggetti che richiedono una grande dimensione finale (manifesti da affissione), per economia di costo, si preferisce eseguire un formato intermedio (chiamato, con un termine abbastanza singolare, "cartolina") che viene aumentato con il procedimento di gigantografia (proiezione). In questo caso l'effetto di sgranatura è attenuato dalla distanza alla quale si presume che il soggetto venga visto. Per verificare la qualità dei fotolito si fanno delle prove di stampa.

 

 

 

Formati
La definizione del formato della carta in base alle norme DIN ed UNI identifica il formato "A" come formato di base del prodotto finito. La norma che identifica questo formato, adottato per la prima volta nel 1922 in Germania e una trentina di paesi
(fra i quali l'Italia) recita: il formato A0 viene definito come un rettangolo, in cui il rapporto fra il lato maggiore ed il lato minore é uguale alla radice di 2 e la superficie è pari ad un metro quadro e da ciò si ottiene il formato 841mm x 1189mm; per ricavare i formati minori si divide sempre a metà il lato maggiore ottenendo di conseguenza due formati inferiori (dal formato A0 si ottengono 2 formati A1, dal formato A1 si ottengono due A2, ecc.). I formati tradizionali più usati sono il 70x100 cm (elefante), con multipli e sottomultipli ed il 64x88 cm (protocollo), con multipli e sottomultipli. Nel progettare il formato di uno stampato, è bene tener conto che il foglio macchina viene trascinato da una pinza (da 8 a 15 mm in base al tipo di macchina) sul lato lungo e invaso da una squadra sul lato corto; inoltre occorre tener presente la necessità di rifili di taglio tra le pagine. In pratica non si può impegnare con il soggetto da stampare l'intera superficie del foglio di carta. Nell'ambito di una stamperia il recto del foglio si definisce "bianca", il verso "volta". Il peso della carta si esprime in grammi per metro quadro.
La grammatura più bassa (tra i 25 ed i 35 gr/mq), denominata carta bibbia o india, è indicata per libri con molte pagine. Le grammature comprese tra i 60 e i 90 gr/mq vengono impiegate generalmente per carta da corrispondenza, quelle tra i 100 e 200 gr/mq (ma anche fino a 250-300 gr/mq) vengono abitualmente utilizzate per pieghevoli e cataloghi. Oltre i 220 gr/mq si identificano i cartoni (supporti cartacei multistrati), utilizzati per copertine, cartelle, astucci o imballi.

 

Caratteri
Nel '900, per effetto del movimento astrattista, che si proponeva di eliminare tutti gli elementi figurativi ed esteriori, e dello stile razionale adottato dalla Bauhaus di Berlino, si afferma il carattere bastone, detto anche antico (perché si ispira ai lapidari greci), lineare, grottesco, sans serifs. Il carattere bastone trova un vasto impiego negli stampati commerciali, che incominciano la loro inarrestabile diffusione e nei primi annunci pubblicitari. Benché usato per la prima volta agli inizi dell'Ottocento, si può dire che il bastone rappresenti il contributo di questo secolo alla storia del carattere. Da questo momento, e per un lungo periodo, l'uso sperimentale del carattere viene delegato ai movimenti artistici, cubismo, dadaismo e futurismo, che ne esplorano le possibilità formali e compositive. Nasce, sulle orme storiche del Bodoni, del Palladio, di Garamond ed altri, una nuova disciplina tecnico-artistica con nome anglosassone: il Lettering. In tipografia si assesta su basi di tranquilla funzionalità. In attesa dei fogli trasferibili e delle diverse possibilità offerte dalla fotocomposizione e dall'elettronica.

 

 

EDITING

 

Composizione
Due sono le tendenze attuali della fotocomposizione: 1. impiego di macchine dedicate che prevedono l'utilizzo di personal computer con opportuni programmi collegati direttamente a fotounità laser. Le macchine dedicate formano un sistema singolo con notevoli capacità lavorative di testi, di immagini e di grafica, ma non accettano lavori eseguiti dall'esterno. 2. impiego del personal computer (sistemi Macintosh o MSDOS-Windows), separato dalle fotounità. Si esegue qualsiasi tipo di lavoro utilizzando programmi specifici dalle notevoli capacità: dall'impaginazione alla grafica, alla elaborazione del colore al CAD ecc. I lavori eseguiti e registrati su dischetto possono essere fotografati in molti tipi di fotounità al laser. Le fotocompositrici a raggi laser, consentono anche la deformazione del carattere: è possibile quindi ottenere il carattere condensato, allargato, inclinato. Bisogna, dunque, aumentare l'attenzione, per evitare ibridazioni assurde. Non si può prescindere dal fatto che una composizione, comunque, appartiene all'area della progettualità; il carattere possiede una struttura geometrica e richiede procedimenti correttivi degli spessori e dell'accostamento delle lettere in combinazioni critiche (la A e la V in particolare), nonché va valutato in una visione complessiva della composizione. Questa attenzione è ancora più valida per la lingua italiana e per quelle latine in generale, dal momento che in queste lingue esiste una maggior prevalenza delle vocali e della struttura a cerchio, rispetto a quella a quadrato o triangolo. Una volta di più, il progresso tecnologico deve tener conto di sedimenti culturali. La composizione di un testo può essere a pacchetto (o giustificata) o a bandiera. La bandiera, a sua volta può essere con spalla a destra, centrata o a epigrafe, con spalla a sinistra. Per i testi brevi non sussiste alcun problema. Nei testi lunghi la leggibilità del pacchetto è superiore. Un'ulteriore fattore è dato dall'interlineatura, cioè lo spazio tra una riga e la successiva: difatti sulla leggibilità della pagina influisce molto anche la densità della composizione. La mancanza di interlineatura può creare difficoltà quando si passa da una linea alla successiva; un eccesso di interlineatura costringe l'occhio ad aumentare il numero di sbalzi e fissazioni. Alcuni psicologi suggeriscono di stabilire l'interlineatura, per una lettura scorrevole, nella metà dell'altezza di una "x" minuscola. Un classico esempio di massima leggibilità è dato dal modo di comporre per la letteratura popolare a larga diffusione. Generalmente si tratta di un carattere graziato, con occhio aperto, in corpo 10 con interlinea normale, a pacchetto, con giustezza (larghezza) corta, in modo da ottenere due colonne affiancate nella stessa pagina.

 

Prestampa
La prova di stampa è necessaria per il controllo finale prima del fatidico "visto si stampi" del cliente. Una volta lo stampatore riceveva la pellicola dei tratti o delle mezzetinte, con prove tirate per mezzo di un torchio. Nel caso di impianti selezionati a più colori, le pellicole, una per colore, erano accompagnate da prove di torchio dette "progressive" (che riproducono gli effetti di sovrapposizione progressivi della successione dei colori). Negli ultimi anni era stato messo a punto un sistema di sviluppo chimico che simulava la stampa finale completa. Le prove chimiche difettavano leggermente nella fedeltà e presupponevano l'impiego di una macchina da stampa a quattro colori, mancando all'esecutore la possibilità di valutazione dei passaggi intermedi. Tuttavia rappresentavano una alternativa ottenuta con maggiore rapidità rispetto alle prove tirate con il torchio e quindi un'interessante percorso evolutivo. Oggi invece è possibile ottenere prove di stampa "digitali", ricavate direttamente dai dati forniti dai computer, senza l'utilizzo della pellicola, con un notevole risparmio di tempo e altissima affidabilità.

 

Correzione bozze
Nonostante la diligenza dei compositori e la loro competenza, sia in fase di digitazione dei testi, sia in fase di conversione di lavori forniti su supporti magnetici dal cliente, possono verificarsi degli errori. Il cliente deve quindi correggere con massima attenzione le bozze, perché firmandole, solleva il compositore da ogni responsabilità per eventuali imperfezioni. Tutti gli errori dovranno venir corretti nelle prime bozze: va infatti tenuto presente che le bozze impaginate servono solo per controllare gli errori dello stampatore. Tutte le correzioni si scrivono sui margini, usando i simboli classici. Usare il margine sinistro per correzione di errori sulla parte sinistra della bozza, e corrispondentemente il margine destro. Correggere gli errori di composizione con una penna rossa ed apportare le eventuali variazioni dal manoscritto originale con penna blu o nera. Prima regola generale. Ogni correzione nel testo viene fatta con un segno caratteristico che va riportato a margine, seguito dalla correzione. Seconda regola generale. Se in una linea di composizione si devono effettuare più correzioni, i segni caratteristici dovranno essere convenientemente differenziati.

 

 

STAMPA

 

Lastre
Tutti gli elementi che concorrono a formare uno stampato (testi, composizioni, tratti, mezzetinte, fotolito) vengono riportati su di un supporto trasparente (astralon). Ogni elemento che richiede una sovrapposizione di due o più colori (titoli, fondi colorati, immagini) deve essere trasferito colore per colore, uno sopra l'altro sui vari fogli trasparenti, perfettamente "a registro". La buona definizione della stampa, viene determinata dalla precisione con la quale viene eseguita questa operazione. Se le parti retinate non sono a registro la definizione è carente, mentre se i retini vengono sovrapposti con l'angolazione sbagliata si crea il cosiddetto effetto moirè. Oggi si ottengono ottimi risultati con i sistemi computerizzati di fotocomposizione ed elaborazione dell'immagine, che riducono la componente manuale del lavoro. Una volta ricavati i fogli di stampa su astralon (sia a pagina singola che a foglio macchina completo) si procede all'esposizione e sviluppo delle lastre, l'ultimo passaggio prima della stampa. Il foglio di astralon (munito di scale per il controllo visivo) viene messo a contatto con una lastra di alluminio presensibile (cioè con un particolare trattamento all'origine) che viene impressionata, mediante esposizione alla luce a raggi ultravioletti e successivamente sviluppata con prodotti chimici. La fedeltà di riproduzione viene controllata mediante scale studiate appositamente per intervenire con eventuali variazioni nelle fasi di esposizione e di sviluppo. Il lavoro inizia segnando sull'astralon il limite delle pagine, i rifili, inserendo i "crocini" di registro che vengono ripetuti per ogni colore. I tempi della fase di montaggio si possono ridurre posizionando contemporaneamente tutti gli elementi che concorrono alla configurazione del lavoro testi, titoli, fondi, foto, cornici, ecc. Terminata l'operazione di montaggio, si esegue la copia ciano- grafica: in pratica il montaggio viene copiato su carta sensibile alla luce e sviluppato con prodotti ammoniacali. La cianografica consente il controllo finale prima del fatidico "visto si stampi" del cliente.

 

Stampa offset
L'evoluzione dei processi di stampa ha relegato ad un ruolo marginale e di complemento il ramo tipografico. Basata sempre sul metodo della pressione esercitata sul foglio di carta appoggiato (oggi con sistemi automatici) alla forma di stampa, la tipografia viene utilizzata per lavorazioni speciali: stampa in rilievo, fustellatura, cordonatura, perforatura. L'evoluzione del ramo planografico ha portato, invece, all'offset. Il termine inglese sta ad indicare che la stampa è indiretta, in quanto il foglio non viene in contatto diretto con la lastra/forma, ma con un cilindro rivestito di caucciù che raccoglie l'immagine e la ritrasmette. Questo processo si è affermato perché nella macchina offset tutto è costruito per lo sforzo rotante e non vi sono pesanti masse da muovere con movimenti alterni. I processi di stampa si sono quindi dimostrati veloci e competitivi, parallelamente al fatto che gli elementi necessari a produrre le forme di stampa sono gradatamente diventati poco ingombranti e facilmente archiviabili. Il panorama delle macchine offset è molto vario. Si parte da macchine agili per piccoli formati (25x35) per passare attraverso le 50x70, le 70x100 cm, le 100x140 cm, le 120x160 cm fino al formato massimo di 140x200. Tutte possono avere più elementi stampanti, fino a dieci colori più elementi di laccatura. Le macchine da stampa offset possono essere suddivise in due gruppi: macchine che stampano in linea, cioè solo da un lato (in bianca); macchine convertibili, che stampano alcuni colori su un lato del foglio (bianca), altri sull'altro lato del foglio (volta). Uno degli ostacoli alla stampa policroma a colori era costituito dai tempi di essiccazione degli inchiostri. L'adozione di sistemi a raggi infrarossi ed i perfezionamenti apportati ai componenti degli inchiostri che determinano i colori, consentono oggi una rapida essiccazione che favorisce passaggi successivi multipli senza perdita di qualità. I puristi continuano a sostenere che la qualità ottenuta con passaggi in monocolore è superiore, ma in realtà, oggi, la qualità è ottima soprattutto nelle macchine pluricolori, grazie agli accorgimenti tecnici applicati: bagnatura ad alcool, per rendere il punto del retino più secco, più brillante; sistema di controllo a distanza del registro, dell'inchiostrazione, della bagnatura; registrazione su nastro magnetico di tutti i dati relativi alla stampa, per avere in seguito una ristampa uguale alla precedente. Per migliorare uno stampato, si può ricorrere alla verniciatura, mediante un ulteriore passaggio in macchina del foglio stampato. Si può passare una vernice lucida che dà lucentezza ai colori o una vernice opaca che rende l'immagine vellutata, delicata. In pratica l'offset ha risposto in maniera differenziata alla domanda di stampati dalle più svariate caratteristiche, da eseguire in tempi rapidi, con macchinari flessibili, tecnicamente aggiornati. Per questa serie di motivi, la stampa offset (chiamata ormai impropriamente litografica) è il sistema più diffuso e più economico. Esistono anche macchine da stampa che impiegano il medesimo processo delle macchine fin qui descritte, per il trattamento della carta in bobina: le offeset a bobina e le rotooffset (o web offset). Le offset a bobina vengono impiegate per la produzione di stampati commerciali in modulo continuo o simulari (bolle di accompagnamento, fatture, ecc.); gli elementi stampanti, concettualmente sono paragonabili agli elementi delle macchine a foglio. Le macchine rotooffset (o web offset) hanno un elemento stampante che permette la stampa contemporanea della bianca e della volta, tecnologia detta anche "caucciù contro caucciù" in quanto i teli gommati ricoprono contemporaneamente il ruolo di telo gommato per il lato interessato e da cilindro di pressione per la stampa del lato opposto. Le rotooffset in uscita sono dotate di elementi di piega, taglio, incollatura, che permettono la realizzazione della segnatura completa piegata e tagliata, e dove occorre anche incollata. Il limite di convenienza economica si identifica nella zona delle alte tirature, con una minima penalizzazione del livello qualitativo.

 

Legatura
Oggi la maggior parte delle stamperie possiede un reparto di legatura interno, attrezzato per le operazioni più semplici, mentre a legatorie o a cartotecniche vengono affidati i lavori specialistici. Volantini (liflet) e manifesti (posters o affiches) abbisognano solo di un taglio, per eliminare i margini lasciati da pinza, squadra e crocinidi registro. Per stampati più complessi, dopo il taglio può avvenire l'operazione di piegatura dei fogli. Da qui il termine italiano pieghevole, (dépliant in francese, folder in inglese). Prima dell'avvento delle piegatrici automatiche, la piega veniva eseguita a mano, usando una pieghetta d'osso. Le pieghe possono essere parallele o incrociate; un foglio piegato a metà è un cartesino (o quartino). Generalmente le stamperie sono attrezzate per eseguire tre o quattro pieghe. Per un numero di pieghe superiore (fino a sette) si ricorre a legatorie che hanno macchine più complesse. Al di sopra di una certa grammatura di carta (170 gr/mq), per eseguire una piegatura regolare è necessario cordonare il foglio (con un passaggio di battuta a secco in macchina tipografica). Questa operazione si rende necessaria anche per grammature inferiori quando il lavoro è delicato. Se si sale di complessità, abbiamo un opuscolo o catalogo tenuto assieme da punti metallici, che possono essere normali o a omega (per consentire l'aggancio ad un meccanismo ad anelli). Questi punti tengono assieme fino ad un certo spessore massimo di fogli accavallati, da verificare di volta in volta. I fogli sciolti (o cuciti) di un catalogo si possono inserire in una cartella di carta pesante o cartoncino, fustellata, semplicemente piegata o con una tasca incollata. Oppure in un contenitore cartonato, cioè con un'anima di cartone rivestita in carta stampata e plastificata (plancia) o in tela o altri materiali, eventualmente arricchiti con stampa a caldo o serigrafica. Il contenitore può essere a forma di scatola oppure dotato di un meccanismo ad anelli, che vanno da un diametro di 15 mm fino ad una massimo di 60 mm. Gli anelli possono essere rotondi, a forma di "D" o rettangolari. Il meccanismo può essere applicato sul dorso o sul piatto inferiore. Questi tipi di lavorazione sono generalmente eseguiti da una cartotecnica, alla quale lo stampatore fornisce le plance. Si va invece in una legatoria ben attrezzata per eseguire la cucitura dei fogli e la legatura in brossura. I fogli stampati sui due lati vengono piegati e cuciti con filo refe a gruppi di otto (ottavo), sedici (sedicesimo), ventiquattro (ventiquattresimo), trentadue (trentaduesimo). Ogni gruppo di fogli si chiama segnatura e occorre tener presente che, tra una segnatura e l'altra, cade un incollaggio, per cui in corrispondenza non è opportuno prevedere immagini continue. Dopo aver piegato e cucito i fogli, l'insieme viene tagliato con un tagliacarte trilaterale. Prima di questa innovazione tecnica, i libri non venivano tagliati (si chiamavano appunto intonsi) e l'operazione di taglio per l'apertura delle pagine veniva eseguita dal primo lettore con un tagliacarte con noia o, più spesso, con emozione. L'artefatto, cucito e finito, viene incollato ad una copertina flessibile, semirigida o rigida (cartone rivestito). Altre lavorazioni appartengono a settori specialistici: uso di materie plastiche, cartelle trasparenti e così via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PANTONE

Pantone Inc. è una compagnia americana con sede a Carlstadt, New Jersey nota per aver ideato l'omonima scala di colori spesso usata nell'industria grafica.

La Pantone fu fondata nel 1962 da Lawrence Herbert, attuale CEO, amministratore e presidente della compagnia. Nata come fornitrice di carte colorate per l'industria cosmetica, già nel 1963 ha prodotto la prima scala colore. Attualmente la Pantone produce la famosa scala, dei dispositivi per il riconoscimento dei colori e per la composizione degli stessi attraverso la miscelazione dei colori primari.

 

La scala Pantone

Un esempio di scala Pantone.

Ingrandisci

Un esempio di scala Pantone.

La Scala Pantone si presenta come un insieme di fogli di circa 15x5 cm sovrapposti rilegati in un solo angolo con un occhiello. In questo modo le pagine possono essere fatte ruotare fino a trovare il colore desiderato. Ogni "pagina" presenta dei quadrati colorati identificati da un numero stampati al vivo (cioè il colore arriva fino al bordo del foglio in modo da poter essere sovrapposto per un confronto diretto). Ad esempio una pagina può contenere 4 o 5 quadrati gialli con delle lievi variazioni di luminosità. Esistono anche versioni della guida formate da pagine rilegate ad anelli come un quaderno di formato A5.

In teoria l'idea di base è che una persona può scegliere un determinato colore dalla guida e utilizzare il numero corrispondente per specificare come stamparlo. Ad esempio un cliente può chiedere ad uno stampatore "Stampa questa area con colore Pantone 123" e il tipografo glielo potrà realizzare a prescindere dagli inchiostri, del tipo di impaginazione o dalla macchina utilizzata per stamparlo. La scala è nata infatti per poter essere il più possibile astratta rispetto al modo in cui si arriva al colore. Su 2 monitor diversi un identico colore RGB può apparire diverso, mischiando 2 inchiostri apparentemente identici il colore risultante può differire, ma una volta stampato il colore dovrà essere identico a quello riportato sul libro.

Ogni anno viene prodotta una guida nuova anche perché col tempo le guide vecchie si deteriorano e i colori sbiadiscono. Tuttavia da una edizione all'altra possono esserci variazioni di colore del medesimo codice e ciò comporta alcuni problemi. Per questo le guide andrebbero aggiornate periodicamente.

Un tipico e famoso utilizzo della scala Pantone è legato alle bandiere nazionali. Il tricolore italiano ad esempio è formato da verde prato brillante (18-5642TC), bianco latte (11-4201TC) e rosso pomodoro (18-1660TC). Anche per la bandiera scozzese si è scelta questa scala di colore.

La Scala Pantone è proprietà intellettuale della Pantone Inc. e l'utilizzo gratuito non è permesso. Per questo motivo non viene utilizzata in programmi gratuiti come GIMP o in software a basso costo.

 

 

COLORIMETRIA

 La colorimetria è la disciplina che si occupa di standardizzare la misurazione del colore attraverso lo studio dei modelli di colore. Il colore è una caratteristica psicofisica soggettiva, cioè esiste solo negli occhi e nel cervello dell'osservatore umano, e, non essendo, una caratteristica propria di un oggetto, si è sentita la necessità trovare una o più grandezze che potessero renderlo misurabile in modo standardizzato, per poterlo classificare e riprodurre. A questo proposito si sono mossi degli organismi internazionali come la Commission Internationale de l’Eclairage (CIE) e l’Optical Society of America (OSA). La prima ha compiuto lavori di rilievo verso la creazione di scale e spazi colorimetrici entro i quali sia possibile eseguire misurazioni che prescindano dalla soggettività e che permettano di eseguire dei calcoli su delle grandezze definite. Gli spazi creati non sono lineari, come prevedibile, poiché dipendono da variabili particolari come la curva di risposta spettrale dei fotorecettori sensibili al colore posti sulla retina dell'occhio e dall'interpretazione del cervello. La seconda ha eseguito importanti ricerche sulla non linearità di questi spazi e sulla costruzione di campioni indeformabili di colore definito.

Il colore che consideriamo è una sensazione solo umana, mentre in generale gli animali vedono in modo differente; hanno occhi sensibili a diverse lunghezze d'onda come ad esempio alcuni insetti sono sensibili agli ultravioletti. La visione cromatica è data dall'interpretazione da parte del cervello dell'assorbimento della luce di determinate lunghezze d’onda da parte dei tre tipi di fotorecettori detti coni che sono concentrati sulla retina dell'occhio umano. I coni sono di tre tipi ognuno dei quali è sensibile ad uno dei tre colori: rosso (R, “red”), verde (G, “green”) e blu (B, “blue”). I tre tipi di coni hanno una diversa risposta allo stimolo luminoso di cui la luce emessa è bianca, cioè ha la stessa intensità a tutte le lunghezze donda. Questi tre colori sono detti colori primari per la caratteristica di essere individuati "puri" dagli elementi fotosensibili dell'occhio. La risposta di ogni tipo di cono è proporzionale all'intensità della luce che lo colpisce solo entro certi limiti: c’è un limite inferiore, al di sotto del quale il cono non è più sensibile (soglia di sensibilità) che non è la stessa per i tre tipi (il blu ha la soglia più bassa) e c'è un limite superiore (soglia di saturazione), al di sopra della quale la risposta è sempre la stessa. L'occhio umano è in grado di percepire solo tre attributi della luce: la tinta (Hue), la saturazione (Saturation) e la brillanza (Brightness). Il colore è la risultante di questi tre attributi. Una luce percepita come avente un certo colore (es. giallo) può effettivamente corrispondere a una unica sorgente o a una sovrapposizione con opportune intensità di emissioni a diverse lunghezze d’onda (fenomeno del metamerismo). Sovrapponendo tre colori primari di opportune intensità: rosso (Red), verde (Green) e blu (Blue), (RGB) è possibile riprodurre qualunque sensazione di colore percepita dall'’occhio (fenomeno del metamerismo). Risulta, invece, impossibile rprodurre tutti i colori con modelli di colore di tipo lineare, come ad esempio RGB o CMYK. La sintesi della colorimetria è quella di associare uno o più parametri al determinato colore per renderlo misurabile, questa operazione è detta specificazione del colore.

In una misura colorimetrica sono tre i fattori di cui deve essere tenuto conto:

- Spettro di emissione dell'illuminante

- Spettro di riflettanza dell'oggetto

- Sensibilità spettrale dellocchio

Lo spettro d'onda emesso dall'illuminante viene riflesso dall’oggetto colorato in base alle proprietà di riflettanza spettrale di quest'ultimo. Quindi la radiazione emergente dall'oggetto giunge all’occhio dove stimola i tre tipi di coni in base alla loro diversa risposta spettrale, a questo punto il segnale arriva attraverso il nervo ottico al cervello che lo interpreta come colore. Anche nella misura del colore viene utilizzato sostanzialmente lo stesso tipo di procedimento, dove, come curve spettrali di risposta dei fotorecettori sensibili al colore, vengono utilizzate come riferimento tre curve spettrali codificate dalla CIE, chiamate funzioni colorimetriche. Le aree sottese dalle tre curve che si ottengono alla fine del procedimento danno le coordinate di tristimolo X, Y e Z legate alle coordinate di cromaticità x ed y da relazioni lineari.

La colorimetria moderna è nata per scopi industriali tra la fine del 1800 e l'inizio del secolo scorso, anche se conosciamo osservazioni che hanno approccio scintifico sul colore ben precedenti, a tale scopo ricordiamo On Colour (Sui colori) dovuto a Isaac Newton. Ora, oltre a tutte le problematiche legate alla computer graphics e alla riproduzione dei colori sta prendendo piede anche per l'analisi e la documentazione di superfici antiche, come quadri e intarsi policromi.

 

 

I FONT

 

IL CARATTERE DA STAMPA COME SI E’ EVOLUTO

Nel linguaggio corrente si usano indifferentemente i termini lettera e carattere, la lettera alfabetica è il segno corrispondente a un suono dell'alfabeto di un linguaggio, mentre  il carattere alfabetico è proprio del segno considerato morfologicamente.

Nel 1976, nell'ambito del piano di rinnovamento metodologico -didattico della Scuola grafica salesiana di Milano, vennero realizzate tre cartelle didattiche denominate «Disegno di lettere», con l'obiettivo di introdurre lo studente della prima fascia della formazione professionale grafica nella conoscenza storico-stilistica delle lettere-caratteri, per pervenire, gradualmente, alla loro identificazione, al loro disegno e al loro uso nella letterazione, attraverso fasi didatticamente progressive.

La motivazione alla base di questa introduzione alla conoscenza, al disegno e all'uso della lettera-carattere, derivava dalla constatazione che come non esiste realizzazione di oggetto grafico che non implichi il «progetto», anche se non se ne espliciti vistosamente l'esistenza, da cui deriva l'esigenza che l'abilità progettuale dev' essere, anche se in misura elementare, generalizzata a ogni operatore grafico. cosi, parallelamente, anche per quanto attiene la «letterazione» - e per letterazione s'intende l'assemblaggio di grafismi alfabetici e paralfabetici comunque ottenuti (tracciati manualmente, decalcati, composti o riprodotti con qualsiasi metodo) - ogni operatore grafico risulta essere implicitamente «letterista» così com'è implicitamente «progettista», per cui è indispensabile che esso conosca gli elementi della letterazione perché possa effettuarla coerentemente, oppure, più semplicemente, considerarla nell'analisi tecnico-estetica dell'oggetto grafico.

 

LA LETTERA ALFABETICA

La lettera alfabetica è il segno grafico, l'immagine abbreviata e condensata simboleggiante un'idea o una realtà; la sua evoluzione rappresenta l'ingegnoso e faticoso lavoro di migliaia di anni, risultando la migliore invenzione operata dall'uomo nel lento scorrere dei tempi.

L'alfabeto é stato opera dell'intelligenza semitica, divulgato dai Fenici e perfezionato dai Romani, che lo resero così idoneo all'espressione visiva, che ancora oggi i popoli di civiltà occidentale adottano gli stessi simboli.

 

COME SONO NATE LE FONT

Un font, dal francese medioevale fonte ovvero "(qualcosa che è stato) fuso", in riferimento ai caratteri prodotti per la stampa stampando il metallo fuso, consiste di una sere di glifi (immagini) rappresentando i caratteri appartenenti ad un particolare set di caratteri in un design particolare, e storicamente i font esistevano in dimensioni ben definite (l'altezza effettiva dei caratteri) e qualità, ovvero la quantità di ciascuna lettera presente. Il design di un dato carattere in un font teneva conto di tutti questi fattori. In seguito, a causa della maggiore disponibilità di design e delle maggiori richieste degli stampatori nei secoli, font di specifico peso (quanto scuro appare il testo, grassetto o leggero, per esempio) e con specifiche condizioni aggiuntive (generalmente "regolare", contrapposto ad "italico" e/o "condensato") hanno portato alla definizione di "famiglie di font", raccolte di design fra loro collegati che possono includere centinaia di stili.

Gli stampatori anglofoni hanno utilizzato il termine fount per secoli riferendosi al dispositivo utilizzato all'epoca per assemblare la stampa in una particolare dimensioe e design. Le fonderie di caratteri colavano praticamente ogni carattere in varie leghe di piombo dal 1450 fino alla metà del ventesimo secolo. Per alcuni caratteri particolarmente grandi veniva talvolta utilizzato il legno, specialemente negli Stati Uniti d'America. Nel 1890 emerse la composizione meccanizzata che fonteva al momento i caratteri direttamente in linee della corretta dimensione e lunghezza, secondo necessità. Questa tecnologia rimase nota come a metallo caldo e rimase diffusa e proficua fino agli anni 70. Dopo ci fu un periodo relativamente breve di transizione (circa 1950–1990) in cui la tecnologia fotografica (nota come fotocomposizione) produceva fond distribuiti in rotoli o dischi di pellicola. La fotocomposizione permette la scalatura ottica, il che permette ai progettisti di produrre dimensioni multiple da un font singolo (esistono comunque limitazioni fisiche sul sistema di riproduzione ed erano comunque necessarie alcune modifiche di progetto su dimensioni diverse - per esempio per permettere la corretta distribuzione dell'inchiostro). I sistemi di fotocomposizione manuali utilizzanti font su pellicola in rullo permettevano per la prima volta una spaziatura di precisione fra i caratteri senza grandi sforzi. Questo diede luce ad una grande industria di produzione dei font negli anni 60 e 70.

 

CARATTERISTICHE DEI FONT

I tipografi hanno derivato un completo vocabolario per descrivere e discutere l'aspetto dei caratteri. Qualche termine è applicabile solo ad alcuni sistemi di scrittura.

Si possono suddividere i font in due categorie principali: con o senza grazie (serif). I font con grazie hanno delle peculiari terminazioni alla fine dei tratti delle lettere. L'industria tipografica si riferisce ai font senza grazie come sans-serif (dal francese 'sans': 'senza') o anche grotesque (in tedesco grotesk). Vedere serif per l'etimologia.

Esiste una grande varietà sia fra i font serif che fra i sans-serif; entrambi i gruppi contengono font progettati per grandi quantità di corpo, e altri intesi come principalmente decorativi. La presenza o l'assenza di grazie è solo uno dei molti fattori nella scelta di un font.

I caratteri con grazie sono generalmente considerati più facili da leggere in lunghi passaggi che quelli senza. Gli studi al riguardo sono ambigui e suggeriscono che la maggior parte dell'effetto sia dovuta solo ad una maggiore familiarità ai caratteri con grazie. Come regola generale, i lavori stampati come libri e giornali usano quasi sempre font serif, almeno per il corpo del testo. I siti web non sono obbligati a specificare un font e possono semplicemente rispettare le preferenze dell'utente. Fra i siti che specificano il font, la maggior parte utilizzano un sans-serif moderno quale il Verdana dato che è opinione comune che, diversamente dal materiale stampato, sullo schermo del computer i caratteri senza grazie siano di migliore leggibilità a causa della loro minore risoluzione.

 

PROPORZIONALITA’

Un font che mostra glifi di larghezza variabile è detto proporzionale mentre uno con larghezza fissa è un font non-proporzionale (o monospace o a larghezza fissa).

I font proporzionali sono generalmente considerati più attraenti e più facili da leggere e sono quindi i più comunemente utilizzati in materiale stampato pubblicato professionalmente. Per la stessa ragione, sono tipicamente utilizzati anche nelle GUI delle applicazioni per computer. Per questo molti font proporzionali contengono cifre di larghezza fissa in modo che le colonne di numeri possano essere allineate.

I font non proporzionali sono considerati migliori per alcune applicazioni, dato che i loro caratteri si allineano in colonne ordinate. La maggior parte delle macchine da scrivere non-elettroniche e dei display per computer a solo testo usano solo font non-proporzioanli. La maggior parte dei programmi per computer che hanno un'interfaccia basata su testo, come gli emulatori di terminale, sono configurati per usare solo font non-proporzionale. La maggior parte dei programmatori preferisce font a larghezza fissa.

L'ASCII art necessita di font non proporzionali per essere vista correttamente. In una pagina web i tag HTML <pre> </pre> specificano generalmente font non proporzionali. In LaTeX l'ambiente verbatim usa font non proporzionali.

I redattori leggono i manoscritti in font a larghezza fissa. Sono più semplici da correggere ed è considerato scortese inviare un manoscritto in font proporzionale.

 

DIMENSIONI

I caratteri "Aghfy", in Palatino per illustrare i concetti di linea base, altezza-x, corpo, ascesa e discesa.

La maggior parte, se non tutti, i modi di scrittura condividono la nozione di una linea base: una linea orizzontale immaginaria su cui si appoggiano i caratteri. Talvolta parte dei glifi, la parte discendente, sta al di sotto della linea base. Similmente, la distanza tra la linea base e la cima del glifo più alto è chiamata ascesa. L'ascesa e la discesa non necessariamente includono lo spazio occupato da accenti o altri segni diacritici..

 

Un ascendente al di sopra di un carattere minuscolo..

Un discendente al di sotto della linea base.

Nelle scritture latina, greca e cirillica, la distanza fra la linea base e la cima di un normale carattere minuscolo è chiamata altezza-x. La parte di glifo al di sopra è l'ascendente. L'altezza dell'ascendente può avere un effetto sostanziale sulla leggibilità e l'aspetto di un font. Il rapporto fra l'altezza-x e l'ascesa è spesso utilizzata per classificare i font.

 

FAMIGLIE DI FONT

Dato che è stata creata una quantità immensa di caratteri nei secoli, essi vengono comunemente categorizzate in famiglie, in base alla loro apparenza. Questa categorizzazione corrisponde vagamente con la loro evoluzione storica.

Inizialmente si possono suddividere fra maiuscoli, serif, sans-serif, e decorativi.

Nota: I campioni seguenti contengono una frase senza senso, il cui unico scopo è di contenere tutte le lettere dell'alfabeto (pangramma).

Gotico

-I font maiuscoli, i primi utilizzati con l'invenzione della pressa da stampa, somigliano alla calligrafia maiuscola dell'epoca. Molti li chiamano script gotici.

Esempio di font gotico (OldEnglish)

Con grazie

I font con grazie, qualche volta chiamati romani, comprendono a loro volta quattro gruppi principali:
-Rinascimentale o Garalde Oldstyle, con solo piccole differenze in spessore all'interno del glifo; questa categoria include i font Garamond e Palatino.

-Baroque or Transizionale, dove lo spessore all'interno del glifo ha maggiore varietà; questa categoria include Baskerville e Times Roman.

-Classicisti o Moderni, con la massima variazione di spessore all'interno del glifo. L'introduzione delle tecniche di fusione perfezionate alla metà del diciottesimo secolo permise tratti più fini e influenzò grandemente questi caratteri. La famiglia comprende il Bodoni e il Century Schoolbook.

-Contemporanei, specialmente quelli intesi per scopi decorativi, sfuggono generalmente ad ogni classificazione. Per esempio i caratteri slab serif come il Rockwell sembrano appositamente artificiali, con forme quasi rettangolari.

Senza grazie

Il fenomeno tipografico dei sens-serif è relativamente recente nella storia della tipografia. Il cosiddetto "Egyptian", prodotto nel 1816 dalla fonderia di William Caslon in inghilterra ne sembra il primo esemplare. Sono generalmente utilizzati, ma non esclusivamente, per la tipografia da mettere in mostra, come per cartellonistica, titolazioni e altre situazioni in cui è necessario un chiaro significato senza la necessità di lunghe letture. Il testo delle pagine web offre un'eccezione: è generalmente in sans-serif poiché le grazie rendono i caratteri meno leggibili sullo schermo.

Per la classificazione i sans-serif di dividono grossolanamente in quattro gruppi principali:

-Grotesques, i primi sans-serif, come il Grotesque o il Royal Gothic.

-Neo-grotesques, design moderni quali lo Standard, lHelvetica, lArial, e lUnivers.

-Humanist (Railway type di Edward Johnston, Gill Sans o Frutiger).

-Geometrici (Futura o Spartan).

Altri sans-serif di uso comune sono Optima, Tahoma e Verdana.

Script

I font Script simulano la calligrafia: Zapfino e Zapf Chancery ne sono esempi. Non si prestano molto bene a grandi quantità di corpo di testo, poiché l'occhio umano li trova più difficili da leggere rispetto a molti serif o sans-serif.

Font originali

Hanno generalmente forme di caratteri molto particolari e possono addirittura comprendere immagini di oggetti, animali o altro nel design. Hanno generalmente caratteristiche molto specifiche (per esempio, evocativi del Wild West, del natale, di film dell'orrore,...) e quindi uso molto limitato. Non sono adatti per il corpo del testo

PI font

I PI font sono principalmente costituiti da pittogrammi come segni decorativi, orologi, simboli da orari ferroviari, numeri racchiusi in cerchi ed altro. Alcuni esempi sono lo Zapf dingbats, il Webdings e il Wingdings.

Font di simboli

Consistono di simboli e non da caratteri per il testo. Esempi ne sono lo Zapf Dingbats (un famoso font con diversi simboli vari) e il Sonata (un font per spartiti musicali).

 

MONOCROMATICI O TONI DI GRIGIO

I font digitali bitmap (e la forma finale dei font vettoriale) possono essere monocromatici o in scala di grigio. In quest'ultimo caso lo scopo è di effettuare l'antialiasing; non si adatta bene con immagini a sfondo trasparente. Non esiste alcuna differenza teorica fra un bitmap a scala di grigio in bassa risoluzione e la stessa immagine monocromatica ad alta risoluzione ricampionata alla stessa bassa risoluzione.

 

TESTO UTILIZZATO PER DIMOSTRARE I CARATTERI

Un pangramma come "the quick brown fox jumps over a lazy dog" spesso serve per dimostrare l'aspetto di un carattere. Per esempi più estesi viene comunemente usato testo senza senso come lorem ipsum o testo latino quale l'inizio di in Catilinam di Cicerone.

 

ASPETTO LEGALE DEI CARATTERI

La legge degli stati uniti non consente il copyright dei design di caratteri, mentre permette l'ottenimento di un brevetto su design particolamente originali. I font digitali spesso diventano soggetti a copyright in quanto programmi per computer. Il nome del design può essere registrato quale trademark. Come risultato di queste diverse protezioni legali, spesso lo stesso design esiste sotto nomi e implementazioni diverse.

Alcuni elementi dei meccanismi software impiegati per la visualizzazione hanno brevetti software associati. In particolare, Apple Computer ha brevettato alcuni degli algoritmi di hinting relativi a TrueType obbligando alternative open source quali FreeType ad utilizzare algoritmi diversi.

 

 

LE REGOLE DELL’IMPAGINAZIONE

 

INTRODUZIONE GENERALE

L'impaginazione è lo stile di presentazione di una pagina: si riferisce a tutto quanto viene stampato su carta o presentato su un monitor, sia quello che riceve le trasmissioni televisive sia quello del computer. La differenza sostanziale delle pagine html è che esse generalmente non seguono le regole di ingombro verticale delle pagine di un libro o di un quotidiano, né possono servirsi di caratteri troppo piccoli per comporre i testi. 

Infatti, le esigenze di visualizzazione per la lettura interpretate dai browsers, molto differenti da quelle per la lettura su carta, prevedono che si utilizzi un valore minimo del font di 8 punti e gli intervalli tra le varie dimensioni dei caratteri sono molto meno stretti rispetto a quanto avviene per composizione di testi per stampa su carta. Ciò non toglie che l'impaginazione di testi e di elementi grafici nelle pagine html debba possedere caratteristiche armoniche al fine di assicurare una presentazione gradevole ed equilibrata dei contenuti.

Per quanto riguarda lo sviluppo delle pagine html si è accennato all'importanza crescente dell'impiego dei fogli di stile(css) per impaginare testi ed elementi grafici e alla necessità, attualmente ancora in molti casi obbligata, di impaginare testi ed elementi grafici all'interno di tabelle: la tabella ha in questo caso le stesse funzioni della gabbia tipografica utilizzata per eseguire l'impaginazione classica riferita ai prodotti editoriali cartacei. Si dovranno posizionare testi e immagini in modo esteticamente armonico, alternandoli e senza che sulla pagina risultino antiestetici spazi vuoti di dimensione eccessiva.

 

 

 

 

 

 

1. Orientamenti generali

 

1.1. Lo strumento di scrittura

Qualsiasi trascrizione é una forma di impaginazione. Quando trascriviamo un qualsiasi documento, scrivendo a mano, col la macchina da scrivere, con il personal computer, dobbiamo

progettare la sua impaginazione.

Rendere efficace il messaggio. La pagina e il testo dovranno essere pensate in relazione al tipo

di messaggio e al tipo di lettore e alle sua abitudini visive.

Facilitare la lettura con una impaginazione chiara .Per l'impaginazione valgono le stesse regole utilizzate redazione del testo. La chiarezza della struttura logica della nostra informazione scritta deve essere dimostrata dalla presentazione grafica.

 

1.2. Il personal computer

Non farsi dominare dallo strumento. Tenere sempre sotto controllo l'aspetto del documento riducendo

al minimo le varianti. Utilizzare caratteri chiari e leggibili

Non abusare della grande offerta di caratteri da stampa del personal computer. Per i documenti correnti utilizzare il carattere della macchina da scrivere (es. Courier)

 

1.3. La pagina e la sua struttura

La pagina é una mappa

Già al primo impatto, la struttura logica del testo deve essere chiara.

 La comunicazione al pubblico deve colpire l'osservatore in modo tale che si soffermi sui dati essenziali della comunicazione.

La lettura di un testo

In genere non si legge ma si guarda, si dà un'occhiata; cioé con il testo si ha un approccio essenzialmente visivo, rinviando la lettura più accurata.

Dove si sofferma lo sguardo

La nostra lettura non é lineare, ma procede a balzi con frequenti ritorni dell'occhio all'indietro.

La nostra scrittura, detta minuscola, concentra molte informazioni sulla parte superiore delle lettere.

Per abitudine il nostro occhio, durante la lettura, si sofferma principalmente sulla parte superiore delle lettere.

Usare caratteri tipografici ben leggibili

I caratteri sono dei segni convenzionali. La loro leggibilità è determinata principalmente dall'abitudine. Nonostante ciò tra i vari tipi di carattere normalmente utilizzati ci sono comunque differenze significative di leggibilità. Le lettere minuscole sono più ricche di informazioni delle lettere maiuscole. I caratteri con le grazie (che sono i piccoli fili alle estremità delle aste) sono più ricchi di informazioni dei caratteri senza grazie, detti bastoni. Un testo scritto tutto in maiuscolo é più faticoso da leggere di un

testo scritto in minuscolo. Un testo scritto con un carattere senza grazie richiede più attenzione di lettura di un testo scritto con un carattere con le grazie.

 

1.4. La gabbia di impaginazione

Ogni testo sulla pagina ha una gabbia di impaginazione.

La gabbia di impaginazione é quella struttura di linee invisibil iche organizzano il testo sulla pagina.

La gabbia deve facilitare la lettura del testo

La costruzione della pagina scritta deve sostenere la struttura logica del testo.

La gabbia deve accettare tutte le varianti del testo

La gabbia deve essere sperimentata per accogliere tutte le varianti presenti in un testo, senza che queste producano una sensazione di disordine.

Verificare la composizione per colonne specializzate

Un esperimento utile consiste nel dividere la pagina, con i suoi margini già definiti, in tre o quattro colonne. La colonna a sinistra può essere usata per le evidenziazioni, come richiami, titolazioni, sintesi, e le restanti colonne per il testo.

Costanza nella posizione del testo

Ogni categoria di testo (titoli, titoletti, richiami, testo corrente, note, tabelle eccetera) deve trovare forma e allineamento costanti all'interno di uno stesso documento.

Non confondere le intestazioni con i contenuti.Con il personal computer é frequente la produzione delle intestazioni della carta insieme al testo. Deve sempre essere evidente la differenza tra i due testi.

 

1.5. I caratteri tipografici

Il lettore non deve vedere i caratteri tipografici

I caratteri tipografici sono dei segni convenzionali, frutto di abitudini secolari di scrittura e di lettura. Per una lettura scorrevole dei testi correnti il carattere non deve essere in primo piano.

Caratteri con grazie

I caratteri con le grazie sono quelli che hanno un raccordo tra le aste verticali e le linee orizzontali. Sono i più diffusi per i testi correnti.

Caratteri senza grazie

I caratteri senza grazie sono quelli composti di semplici aste, in genere di spessore costante. In genere sono forniti in molte varianti dello spessore delle aste, ciò ne favorisce l'uso per titolazioni e elementi da porre in evidenza.

Evitare caratteri con disegni fantasiosi

Ci sono in commercio infiniti caratteri.

Noi ci limiteremo a queste sole due categorie di base: con le grazie e senza grazie. Con queste si può affrontare la mole maggiore del lavoro di impaginazione dei testi.

Caratteri per il personal computer

Si é imposto un elenco standard di caratteri che i produttori vendono già installati nelle macchine o nei programmi. L'elenco comprende i caratteri più diffusi di ogni categoria: un carattere da macchina per scrivere, in genere il Courier; qualche carattere con le grazie, dove non manca mai il Times e il Palatino; qualche carattere senza grazie, l'Helvetica - o il suo equivalente Arial – e l'Univers. Questi caratteri sono stati scelti dai produttori sia per la loro fama che per dei particolari di disegno, che ne rendono

particolarmente buona la resa su video.

 

1.6. Raccomandazioni sul trattamento del testo

Tondo

Il testo deve essere scritto di norma in carattere tondo chiaro, cioé il carattere normale di una serie, possibilmente della famiglia dei romani (i caratteri con le grazie).

Corsivo

Il corsivo ha un significato preciso e non può essere usato al posto del tondo. In linea di principio vanno in corsivo i titoli di libri, film e opere d'arte, le parole straniere, e raramente le parole a cui si vuole dare evidenza.

Neretto

Bisogna evitare l'uso del neretto dentro testi composti in tondo chiaro. Il neretto si può usare per elementi definiti nella pagina, come le numerazioni di capoversi o i titoletti. Il neretto non deve

mai essere usato con le funzioni del corsivo e infatti dispone di un suo corsivo.

Maiuscolo

Il maiuscolo va utilizzato con grande parsimonia e mai per i testi correnti. Anche nelle titolazioni bisogna cercare di evitare i testi scritti in maiuscolo, che risultano di difficile lettura. In alternativa é meglio utilizzare variazioni di corpo (la dimensione del carattere), il neretto, un carattere alternativo. I titoli tutti in maiuscolo devono essere molto brevi (quattro o cinque parole).

Non devono essere composti testi in maiuscolo corsivo, questo serve esclusivamente ad accompagnare il corsivo minuscolo.

Scegliere l'ordine di composizione

Il modo con cui il testo é ordinato sulla pagina deve essere costante e non deve creare problemi di lettura.

Composizione a blocchetto o pacchetto.

Il testo é allineato sia a destra che a sinistra. Per evitare spaziature eccessive nelle singole linee si deve, dove necessario, spezzare le parole. Questo tipo di composizione si dice anche "testo giustificato"

Composizione a bandiera.

La bandiera sinistra é il testo allineato solo sul lato sinistro.

Permette di mantenere invariati gli spazi tra le lettere e tra le parole. Si usa prevalentemente per testi composti in colonne strette, didascalie ecc.

La bandiera destra va evitata in quanto la nostra scrittura procede da sinistra a destra e la variabilità nell'inizio delle righe rende faticosa la lettura.

Composizione a lapide, epigrafe o centrata.

I centri di ogni riga di testo sono allineati su un asse verticale. Si utilizza per epigrafi, titoli, targhe.

Non variare la lunghezza delle linee di un testo

Il testo si può comporre in pagine o in colonne (testi di una giustezza determinata che scorrono nella stessa pagina su colonne adiacenti). Le colonne o le pagine di un medesimo testo devo essere composte con linee identiche. Qualunque variazione induce a pensare che si tratti di testi diversi.

Proporzioni della composizione dei testi

Per la buona leggibilità di un testo, oltre alla scelta del carattere, sono fondamentali le proporzioni tra parte stampata e spazi bianchi. In particolare tra dimensione del carattere e intervallo tra le linee di scrittura (interlinea), e tra lunghezza della riga e interlinea.

Spaziatura verticale

Non si dovrà mai scendere sotto il 120% del corpo del carattere si sta usando (es. corpo 1O - interlinea 12). Un altro elemento determinante é la lunghezza della riga, sempre in rapporto all'altezza del carattere. Righe lunghe necessitano di una interlinea più ampia, per evitare faticose ricerche dell'inizio della nuova riga.

Spaziatura orizzontale

E' lo spazio tra le lettere e lo spazio tra le parole. Chi ha progettato il carattere con cui scriviamo ha pensato anche a ottimizzare le spaziature, per cui in genere non dobbiamo preoccuparci. I problemi possono sorgere quando il testo viene giustificato senza spezzare le parole; in questo caso il programma di scrittura potrebbe spaziare in modo abnorme le righe di testo. In linea di principio su righe lunghe é bene giustificare il testo, con l'accortezza di sillabare, mentre su linee corte é preferibile il testo a bandiera, con o senza sillabazione.

Capoversi

I capoversi di un testo possono essere segnalati o da uno spazio supplementare all'inizio della prima riga di un paragrafo, o da un'interlinea maggiore tra l'ultima riga di un paragrafo e la prima

del nuovo. I due sistemi sono alternativi. Di norma i titoli e la prima linea di un capitolo non dovrebbero avere il capoverso rientrato

Elenchi

Gli elenchi contenuti all'interno di un paragrafo dovrebbero essere facilmente leggibili come un'informazione secondaria rispetto a quella principale. Quindi, ad esempio, il testo

dell'elenco sarà tutto rientrato rispetto alla linea di testo che lo anticipa.

Verifica del testo in rapporto all'impaginazione

Una volta scritto, o riscritto, un documento dovremo sottoporlo a un nuova verifica legata alla forma con cui apparirà sulla pagina.

Se la nostra scrittura é già soddisfacente, per il compito che ci siamo proposti, allora sarà sufficiente un'impaginazione semplice.

Alleggerire il testo se l'impaginazione é espressiva

Se riterremo utile un'impostazione grafica più articolata, potrà essere necessario un ulteriore lavoro sul testo. Alcune parti potranno essere sostituite da elementi tipografici e grafici (come elenchi, richiami, evidenziazioni grafiche eccetera). Il testo trattato graficamente tenderà a perdere il tono discorsivo, a

favore di una forte visualizzazione della struttura logica.

 

PROGETTISTA

Il progettista è una figura tecnica che con un proprio bagaglio tecnico culturale ed una congrua esperienza pensa e concepisce prima cio che verrà costruito dopo. La progettazione infatti dovrebbe essere realizzata con scienza, coscienza ed esperienza. Il progettista redige quindi un progetto e definisce cosa verra costruito e come verra costruito. Il progettista per fare questo devo possedere un grande conoscenza dei materiali, delle tecniche di assemblaggio, delle norme tecniche e delle leggi che insistono sulla materia in cui intende operare. I progettisti che poi esercitano la libera professione devono essere abilitati con un proprio iter formativo ed un esame finale. L'esame da diritto alla iscrizione ad un colleggio o ordine che rilascerà a sua volta un timbro ed un numero di matricola. Tutti i progetti che verranno redatti dai progettisti a questo punto verrano timbrati e firmati. Il timbro e la firma hanno due funzioni principalmente; la responsabilità di quello che si e progettato e la paternità morale delle scelte che si sono operate nella progettazione. In italia ci sono dei vincoli e limiti di progettazione stabiliti dalle leggi, per quanto riguarda gli impianti elettrici è la legge 46/90 per gli impianti di termici e di climatizzazione la legge 10/91. I progettisti che esercitano la libera professione in italia sono gli ingegneri, gli architetti i geometri, i periti industriali.. Il concetto di progettista comunque è più ampio del solo libero professionista in quanto ci sono settori in cui pur non necessitando per legge l'abilitazione si fanno dei veri e propri progetti. Per progettare un sito per esempio non c'è bisogni di nessuna abilitazione ma in ogni caso necessita una grande capacità e conoscenza di informatica e della rete, Per progettare un richiesta di finanziamenti all'unione europea serve un progetto con tanto di struttora piano costi piano personale piano strutture piano materiali etc.

 

 

GRAFICA

L'arte della grafica nasce in occidente nel XV secolo dall'esigenza di produrre più esemplari di una stessa immagine, in una società dove si sta sviluppando una nuova classe mercantile e borghese che dispone di mezzi economici e conseguentemente elabora esigenze culturali e di conoscenza fino ad allora riservati esclusivamente a ristretti ceti aristocratici. La produzione di stampe, in tirature più o meno numerose, si realizza attraverso la lavorazione di una matrice, incisa manualmente al fine di poter essere utilizzata per trasportare il soggetto su un foglio attraverso l'uso di un torchio. Le tecniche di lavorazione delle matrici derivano dall'esperienza degli incisori di metalli pregiati e ricevono un impulso fondamentale dalla quasi contemporanea invenzione del libro a stampa a caratteri mobili, alla metà del XV secolo. Le prime immagini a stampa sono realizzate con la tecnica della xilografia, detta anche silografia, che presuppone l'uso di una matrice in legno, che l'incisore lavora a rilievo, cioè togliendo la parte che non deve stampare, realizzando in questo modo un supporto che presenta il disegno in rilievo. Già all'inizio del XVI secolo, alla silografia si affianca la calcografia, tecnica che utilizza il metallo, principalmente rame e zinco. In questo caso l'incisore lavora in cavo, cioè scavando nel metallo il disegno da stampare. Quando l'incisore lavora direttamente sulla lastra si parla di incisione a bulino, se lo strumento utilizzato, il bulino appunto, toglie il metallo che non serve grazie alla sua punta triangolare; oppure si parla di puntasecca, quando lo strumento a punta si limita a scalfire e spostare il metallo a lato dei solchi. Altra tecnica su metallo è quella della acquaforte, quando l'incisione avviene indirettamente, per immersione della lastra in un acido, che si chiamava aqua fortis, lastra precedentemente coperta con una vernice resistente all'acido e disegnata, eliminando la vernice, in corrispondenza della parti che devono subire la morsura dell'acido. Alla fine del XVIII secolo si scopre la possibilità di utilizzare matrici in pietra e nasce la tecnica della litografia, con la quale le matrici in pietra calcarea, precedentemente levigate e trattate in superficie con degli acidi, sono disegnate con apposite matite grasse. In fase di stampa l'inchiostro tipografico aderisce solamente alle parti disegnate, dove trova altro inchiostro, ed è invece respinto dal resto della matrice.

 

 

WEBMASTER

Webmaster, o webengineer, termini inglese entrati correntemente nella lingua italiana, indicano generalmente colui che progetta (webdesigner), costruisce ed è responsabile di un sito web.

Le differenze tra i due termini sono concettualmente quasi inensistenti - sopratutto in Italia - ma è norma avocare al termine "webengineer" un carattere di maggiore professionalità e, perciò, competenza, preferendo "webmaster" anche per l'attività di carattere dilettantesco.

 

Ambiti di lavoro

La figura, nata con lo svilupparsi del World Wide Web, può assumere connotazioni e mansioni specifiche a seconda della dimensione del sito web e delle specializzazioni tecniche in possesso.

  • In un sito di piccole dimensioni o in siti di carattere amatoriale/dilettantistico, la persona indicata come webmaster sarà solitamente il progettista, lo sviluppatore, il programmatore (scrittura del codice HTML e linguaggi correlati), il grafico, oltre che il redattore dei contenuti. Nei siti di carattere amatoriale a lui è spesso affidata anche la gestione dei contatti con gli utenti del sito oltre che la proprietà del sito stesso.
  • Nei siti di maggiori dimensioni e in ambito professionale, il webmaster agirà da coordinatore e supervisore delle attività delle altre persone che lavorano al sito (grafici, editori, ecc.), e sarà normalmente un dipendente o un incaricato del proprietario del sito: da ciò deriva che il webmaster assume anche carattere di "figura professionale".

 

COMPETENZE

La figura professionale, a differenza di quella dilettantistica/amatoriale, dovrebbe avocare a sè una serie di conoscenze quali la struttura generale del web, la conoscenza degli standard di qualità emanati dal W3C (World Wide Web Consortium) e di uno o più linguaggi di programmazione, la stesura di documenti accessibli, la progettazione contenutistica accessibile, il funzionamento generale dei motori di ricerca e dei sistemi di IR (Information Retrieval), oltre ad una buona conoscenza generale del settore informatico. Il webmaster, di norma, gestiste lo sviluppo delle applicazioni sia client, sia server, assumendo la responsabilità della progettazione e della messa online. Segue il processo di sviluppo in tutte le fasi (analisi, progettazione, implementazione, test).

La figura, di nascita relativamente recente, tende ad evolversi con l'evolversi del web: da un lato l'esistenza di strumenti software di tipo WYSIWYG (What You See Is What You Get, ciò che vedi è ciò che hai) rende attualmente possibile anche a persone dotate di minime conoscenze informatiche la creazione di semplici pagine web (spesso poco rispondenti agli standard internazionali); dall'altro la gestione completa di un web server comporta la conoscenza di aspetti tecnici che vanno oltre le conoscenze di un tipico webmaster e richiedono la presenza di un amministratore di sistema.

Design e Internet

Il mondo del Design industriale ha, specialmente negli ultimi anni, avuto da Internet un vero e proprio punto di forza per l'aggiornamento continuo tra progettista ed aziende. Attraverso la rete il designer ha potuto trovare una banca dati che sino a poco prima sembrava inimmaginabile, le conoscenze hanno portato ad un livello di specializzazione della professione sempre più forte sino a portare una miriade di campi specializzanti come il l'Urban Design, il Game Design, l'Interface Design o Interaction design, il Packaging Design. ecc.

 

 

IL MARKETING

Con  la parola marketing intendiamo un complesso di attività che porta i prodotti e i servizi dell’ impresa al compratore finale. Fanno parte del marketing le attività delle imprese di produzione che riguardano la scelta del prodotto, la determinazione del prezzo, la scelta dei canali di distribuzione, la pubblicità e le altre attività, mirate a convincere il compratore. Inoltre sono parte integrante del marketing la analoghe attività delle imprese di servizi: banche, assicurazioni, trasporti.

 

Gli obbiettivi principali del marketing sono essenzialmente sei:

 

  • Massimizzare le vendite
  • Far percepire che il proprio prodotto è il migliore per soddisfare un certo bisogno
  • Considerare i dipendenti come importanti fattori produttivi
  • Produrre per soddisfare bisogni
  • Scegliere menager produttivo
  • Credere che il mercato libero aggiusti tutto

 

Per rendere concreti questi obbiettivi, è necessario tener conto dei fattori che influenzano la decisione dell’ ipotetico cliente. Essi si dividono principalmente in: culturali (valori o idee che agiscono sul comportamento del consumatore), sociali ( l’ appartenenza a determinati gruppi omogenei di persone dove i singoli soggetti si identificano), demografici (ad una società demograficamente giovane dovrò rivolgermi in un modo e viceversa) ed economici ( livello del reddito e attese per i redditi futuri). Inoltre dobbiamo ricordare che la popolazione ha determinati consumi in base alla classe sociale a cui appartiene.

 

Ma che cosa “colpisce” a livello di messaggio il consumatore ?

 

IMMAGINE PSICOLOGICA: L’ acquirente spesso vede nel prodotto ciò che egli vuole vedere.

 

COLORI: Alcuni colori richiamo l’ attenzione del consumatore più di altri.

 

POSIZIONE: Il luogo in qui il testo è disposto ( il lettore di un messaggio spesso percepisce più interessante quanto scritto nella parte superiore sinistra di un foglio.

 

MOVIMENTO: La disposizione dinamica o statica dell’ oggetto (si è attratti maggiormente dalle figure in movimento che da quelle “fisse”).

 

CONTRASTO: Il raffronto tra una figura grande e una piccola , tra il silenzio e il suono…

 

ISOLAMENTO: Isolare tra di loro le immagini ( se ho uno grande spazio e metto al centro una piccola figura, ne sono colpito maggiormente).

 

SEMPLICITA’: Molti percepiscono i messaggi semplici e non quelli complessi. Se vogliamo colpire un segmento vasto medio-basso , utilizzeremo segmenti quali banali, se invece si producono prodotti di nicchia, necessita uno slogan complesso

 

APPRENDIMENTO: Il comportamento del consumatore dipende dall’ esperienza che ha avuto ed appreso in passato.

 

MOTIVAZIONI:

- Realizzazione: Relativo alla realizzazione di se stessi.

- Stima: Volontà d’aumentare l’ importanza nei diversi gruppi sociali.

- Sicurezza: Ricerca di stabilità nel lavoro o nel patrimonio ( assicurazioni).

- Fisiologiche: Relativo ai bisogni primari (fame-sete)

-Protezione: Tentativo d’ accettazione,d’aggregamento ad altri per sentirsi più protetti

 

 

Il messaggio pubblicitario

È una comunicazione che passa al potenziale compratore attraverso figure, filmati, comunicazione verbale o scritta, con l’ utilizzo di uno strumento tecnico detto segnale ( inserto pubblicitario, radio, tv, internet, quotidiani). 

 

Caratteristiche del segnale

L’ obbiettivo principale è sicuramente attirare l’ attenzione e mantenerla per il tempo sufficiente alla comunicazione del messaggio; l’ interpretazione del messaggio si deve chiudere con la decisione di acquistare e non si deve esaurire in una semplice informazione. Dopo che il messaggio è stato lanciato, la situazione può essere la seguente:

 

  • Decisione all’ acquisto,
  • Persuasione ( il soggetto è persuaso ma  non deciso all’ acquisto,
  • Comprensione(ha ricevuto il messaggio, la capito, ma non è convinto della bontà del prodotto,
  • Conoscenza ( ha ricevuto il segnale, potrebbe riconoscere il prodotto tra altri, ma non ha compreso il messaggio,
  • Non conoscenza ( il segnale non ha raggiunto il destinatario).

 

IL LOGO

Uno de tanti modi  per  rappresentare e valorizzare un’ azienda è l’introduzione del logo. Le aziende hanno un’ identità propria, il logo è la prima cosa che la gente vede e ricorda di esse, quindi deve  poterle rappresentare e valorizzare al meglio.

Un buon  logo  per aziende e professionisti di tutto il mondo, va creato con immagini uniche e originali, ma allo stesso tempo semplici per poter essere facilmente memorizzate. Un buon logo è in grado di contribuire alla percezione che si ha dell'azienda a cui appartiene e che per questo dovrà essere la sua voce, il suo volto, la sua filosofia.

Perciò per realizzare il logo perfetto occorre comprendere è importante conoscere tutti gli aspetti di un'azienda, sia essa una piccola impresa in fase o una grossa multinazionale.

Prima d’ iniziare il lavoro di creazione , si deve avere in mente un particolare stile grafico associato a qualche esempio tratto da siti web o da altri loghi aziendali  particolarmente attraenti. Inoltre dobbiamo impostare: le preferenze di colori e le risorse finanziarie previste per i lavori di stampa: maggiore è il numero di colori ed effetti speciali del logo, più alti saranno questi costi.

Per una maggiore efficacia di un qualsiasi progetto svolto su richiesta di un cliente, si dovrà far  scegliere a quest’ ultimo  tra diverse bozze, tutte diverse tra loro, per dargli la possibilità di poter  contribuire con le sue opinioni e suggerimenti alle successive revisioni della bozza selezionata, fino a quando il logo non sarà di sua piena soddisfazione.
Una volta terminato il design del logo, se lo si desidera si potrà utilizzare il design nel biglietto da visita, nella carta intestata e in tutto il materiale pubblicitario in cui si hai bisogno: volantini, depliantes, cartelle, sito Internet, screensavers.

Il costo di ciascun progetto dipende, dalle differenti opzioni incluse nella soluzione stessa: il numero e il tipo dei formati elettronici grafici, il numero di bozze iniziali e il numeri di revisioni alla bozza prescelta. In questo modo ogni eventuale lavorazione che dovesse essere richiesta in fasi successive potrà essere aggiunta e acquistata separatamente

 

LO SLOGAN

Il termine anglo-americano 'slogan' deriva da un antica voce gaelica e significa 'chiamata dell'esercito'. In un secondo tempo il termine viene usato col significato di 'grido di guerra' dai clan scozzesi e, in un secondo tempo, in Inghilterra, è usato in un primo tempo per indicare le formule di propaganda politica e, di seguito, quelle di propaganda commerciale.
In Francia, in campo commerciale, si comincerà ad usare la parola nel 1927, mentre in Italia arriva nel 1930; in quell 'anno, infatti, la casa Marelli lancia il suo motto: Magneti Marelli è la batteria che dura di più. AI giorni nostri, con la parola slogan si indica in gergo pubblicitario il motto creato per caratterizzare un prodotto, ed al quale viene costantemente accoppiato in ogni manifestazione pubblicitaria.

Ci sono principalmente due tipi di slogan: politico e pubblicitario. Uno slogan politico esprime in genere uno scopo o un'aspirazione, mentre uno slogan pubblicitario è più spesso inteso come frase facilmente memorizzabile e associabile al prodotto.

Gli slogan possono essere scritti o visivi, declamati o volgari, sono attraenti, specialmente nell'era moderna caratterizzata dal bombardamento di informazioni provenienti da numerosi media.

 Gli slogan sono una parte centrale della pubblicità. La ricerca/creazione dello slogan, è una delle attività più creative nel lavoro di un'agenzia pubblicitaria. Trovare il "motto" ideale, la frase risolutoria che attira l'attenzione, identifica il prodotto, stimola il ricordo del marchio, e a medio e lungo termine favorisce l'acquisto, è il culmine di ogni campagna pubblicitaria grande o piccola che sia. È un'attività che richiede una creatività estrema completata da una tecnica sofisticata. Molte ore di studio e lavoro dedicate alla ricerca di soluzioni alternative da "testare" con soggetti diversi e in situazioni diverse, possono poi portare a risultati originali che nella loro apparente semplicità sembrano quasi nati per caso, ma sono capaci di comunicare efficacemente.

 

STORYBOARD

Lo Storyboard è il documento nel quale è specificato in dettaglio il contenuto di ogni singola schermata e sono descritte le interazioni fra il discente e il programma.

I destinatari dello storyboard sono: l'esperto della materia (che ne deve validare i contenuti), il grafico, i tecnici dei media e i programmatori.

 

Web

Il World Wide Web (Web) è una rete di risorse di informazioni, basata sull'infrastruttura di Internet. Il Web si basa su tre meccanismi per rendere queste risorse prontamente disponibili al più vasto insieme possibile di utenti:

- Uno schema di denominazione uniforme per localizzare le risorse sul Web (ad es., gli URL).

- Protocolli, per accedere alle risorse denominate sul Web (ad es., HTTP).

- Ipertesto, per una facile navigazione tra le risorse (ad es., HTML).

 

Il World Wide Web, così come lo conosciamo oggi, nacque nel 1989 presso il CERN di Ginevra (il più importante laboratorio di Fisica in Europa), su idea di Tim Berners-Lee e di Robert Cailliau che, per permettere ai ricercatori di condividere la documentazione scientifica in formato elettronico ed indipendentemente dalla piattaforma migliorandone la comunicazione e la cooperarazione, definirono standard e protocolli per scambiare documenti su reti dati: il linguaggio HTML e il protocollo HTTP.

Questi standard e protocolli supportavano inizialmente la sola gestione di pagine HTML statiche, vale a dire file testuali arricchiti d'informazioni di formattazione visualizzabili e, soprattutto, navigabili utilizzando opportune applicazioni (browser o web browser). Nonostante le limitazioni delle pagine HTML statiche, la semplicità della tecnologia decretò un immediato successo, prima in campo accademico e di ricerca, quindi anche in quello commerciale, facendo nascere quella che oggi è anche nota come era del web.

 

Percezione elementi in una pagine Web

I principali elementi di percezione in una pagina Web sono:

- Vicinanza: All'interno di una stessa “scena”, gli elementi tra loro vicini vengono percepiti come un tutto.

Nel design di un'interfaccia possiamo utilizzare questo principio per rendere più chiara la struttura della pagina, avvicinando gli elementi che sono concettualmente correlati e allontanando fra loro quelli che non lo sono. È un principio che spesso, senza accorgercene, utilizziamo nella divisione in paragrafi di un testo.

- Similitudine: All'interno di una stessa “scena” gli elementi tra loro simili per forma, colore e dimensione vengono percepiti come collegati.

Nell'impaginazione questo ha un riscontro molto comune: l'elenco puntato. Riutilizzare elementi, colori o simboli che visivamente collegano un'informazione ad un'altra aiuta a rendere accessibile e facilmente navigabile anche un sito con grandi quantità di contenuti.

- Chiusura: Linee e forme familiari vengono percepite come chiuse e complete, anche se graficamente non lo sono.

Questo principio ha molti riscontri nell'impaginazione. Primo fra tutti l'allineamento: organizzare lo spazio secondo linee e rettangoli invisibili aiuta il lettore a capire la strutturazione e l'organizzazione della pagina. Per questo motivo, in molte occasioni, è sconsigliabile l'uso dell'allineamento centrato.

- Figura-sfondo: Le figure vengono percepite prima di tutto dal proprio contorno, il resto viene inteso come sfondo.

Questo principio si trasforma in grafica nel più famoso principio del contrasto. Proprio perchè le figure vengono riconosciute grazie al loro contorno; più la figura sarà in contrasto con lo sfondo (e con gli altri elementi), più facile sarà riconoscerla e ricordarla, e maggiore sarà l'importanza che le verrà quindi data.

Si può perciò utilizzare questo criterio per rafforzare i titoli e dare risalto agli elementi che gerarchicamente hanno più importanza degli altri.

 

IMMAGINI

Nell’ambito del progetto grafico delle proprie pagine Web è indispensabile sapere come gestire le immagini. A partire dal formato.

Le immagini da inserire nel sito Web fanno parte di questo contesto: prima di tutto, devono quindi rispondere agli stessi criteri individuati come basilari nella costruzione grafica della pagina (coerenza del messaggio ed equilibrio, anche cromatico). All’atto pratico, poi, il primo elemento con cui si ha a che fare è il formato stesso delle immagini.

I file di immagini permettono di riprodurre sullo schermo del PC un disegno o una fotografia in formato grafico. I formati (cioè i metodi di salvataggio elettronico) esistenti sono molti: GIF, JPEG, PNG, TIFF, BMP e altri ancora. Nel Web, però, i formati utilizzati e supportati da tutti i browser sono soltanto i primi tre:

- Il formato GIF, è il più diffuso formato grafico per il Web. Questo tipo di compressione è lossless, cioè non lavora a perdita di dati: nella compressione dei dati al momento del salvataggio sono mantenuti tutti i dati originali, senza alterazioni.

- Il formato JPEG, è un metodo di lossy compression, lavora cioè con perdita di dati.

La compressione altera i dati originali: l’algoritmo di compressione elimina i colori superflui e quindi la perdita di qualità nell’immagine è direttamente proporzionale al livello di compressione scelto. A bassi livelli di compressione, la qualità è praticamente inalterata. Questo è lo stesso motivo per cui in immagini con vaste aree di singolo colore i blocchi in tinta unita possono apparire con delle ondulazioni in prossimità dei bordi. L’effetto finale è quello di una scarsa messa a fuoco.

- Il formato PNG, è un’alternativa a entrambi i formati visti; è rappresentata dal formato PNG o Portable Network Graphics. Non ha ancora preso piede in maniera definitiva, ma in teoria potrebbe sostituire sia GIF sia JPEG senza rimpianti. La diffusione di PNG può essere stata limitata in parte dalla convinzione di un non pieno supporto da parte dei browser, ma a oggi, tutti i problemi sono superati e PNG può a buon diritto essere considerato un formato alla pari se non migliore rispetto a GIF o JPEG.

 

COPYRIGHT

Il copyright (termine di lingua inglese che letteralmente significa diritto di copia) è una forma di diritto d'autore in uso nel mondo anglosassone, in tempi recenti sempre più prossimo a divenire sinonimo del diritto d'autore vigente in Italia.

Prima del XVIII secolo non si può dire che esistesse un vero e proprio diritto d’autore, ma venivano solamente concessi dei privilegi agli autori, specialmente ai librai, che per pubblicare dovevano sostenere delle spese.

La normativa sul diritto d'autore prevede una durata del copyright che è sempre limitata nel tempo e varia significativamente a seconda della categoria merceologica da tutelare (CD di musica, CD software, medicinale, etc.).

Il periodo di copyright dovrebbe consentire di avere un adeguato margine di guadagno e di recuperare i costi che precedono l'entrata in produzione e la distribuzione del prodotto. La durata dovrebbe essere tanto più lunga quanto maggiori sono i costi da remunerare, e quanto più lentamente il prodotto viene comprato dal mercato.

 

 

STILI DI DISEGNO

  • Disegno artistico: Delineazione di una forma, su una superficie generalmente piana, ottenuta con linee, colori o ombreggiature e che rappresenta oggetti reali o immaginari, oppure composizioni astratte. I disegni possono essere eseguiti a pastello, gessetto, carboncino, punta metallica, penna o matita, oppure combinando tecniche diverse.
  • Il disegno artistico: a mano libera, si distingue dalle molte forme di disegno tecnico o meccanico per l’intrinseca qualità espressiva e per il prevalere dell’istanza estetica rispetto a ogni altro piano di significazione.
  • Disegno a mano: libera Disegnare soggetti reali significa riprodurre graficamente le impressioni ricevute dall'occhio. Ma poiché è impossibile presentare su una superficie bidimensionale tutti i tratti e gli aspetti visibili di un oggetto o di un essere vivente, l'arte del disegno consiste essenzialmente nel fornire suggestioni e nello stimolare lo spettatore a completare in modo soggettivo quanto manca nella rappresentazione.
  • Disegno prospettico : Il disegno prospettico è tecnicamente e funzionalmente intermedio tra quello a mano libera o pittorico. Serve a rappresentare un oggetto tridimensionale in base a un determinato punto di vista, e segue un criterio scientificamente elaborato piuttosto che un'interpretazione personale e artistica. Si produce un immagine che appare simile a quella percepita dall’occhio umano.

 

TECNICHE DI DISEGNO

 

Nel disegno dal vero, solitamente l'artista prima osserva con attenzione il soggetto da rappresentare e quindi compie uno schizzo, tracciando le linee strutturali, i contorni e le masse. Nello schizzo l'immediatezza della prima impressione raccolta dall'artista prevale sull’intento di raggiungere un elevato grado di finitezza. In un secondo tempo possono venire aggiunti i particolari più significativi, apportate le correzioni e, per ultimi, inseriti i dettagli minori. Nell'esecuzione di questi diversi stadi del disegno sono determinanti la leggerezza di tocco e la sicurezza della linea.

Esistono tuttavia anche disegni astratti, che non riproducono un’immagine reale ma tentano di esprimere uno stato d’animo o un pensiero dell’autore, o semplicemente costituiscono un insieme di tratti e colori dotato di una valenza estetica. Come per ogni altra tecnica artistica, anche il disegno si presta a tutte le declinazioni stilistiche ed espressive.

Le tecniche del disegno variano a seconda dello strumento e del supporto scelti. Nel corso dei secoli si è disegnato sui più disparati tipi di materiale: roccia (ad esempio, le pareti delle caverne), lastre di creta o di gesso, papiro, pergamena, seta, tavole in legno, blocchi di pietra, fogli metallici e, più comunemente, carta di varia consistenza e colore.

I disegni possono essere tracciati con punte metalliche, con penna o pennelli e inchiostri, con matite di differenti colori, con carboncini, gessetti o pastelli. La penna è forse lo strumento più impegnativo perché lascia un segno indelebile che non può essere alterato. Le tinte sono suggerite tramite puntinature, linee ravvicinate o tratteggi incrociati. Con il carboncino l'artista deve quasi "dipingere" sulla carta a causa dell’estremità larga e irregolare del bastoncino, che permette di modulare la forza del tratto. Analoga ampia possibilità di calibrare la grafica, accompagnata tuttavia da una tecnica diversa per quanto riguarda la posizione della mano e l’impugnatura dello strumento, è concessa dal pennello. La matita e il pastello producono, a seconda di come si usano, linee ben definite, tratti ampi e morbidi, ombreggiature sfumate.

Il supporto di carta colorata, seppia o grigio-azzurra, permette di ottenere disegni di grande effetto, spesso con l’utilizzo di più tecniche: ad esempio, le zone di luce possono essere rese a gessetto bianco o biacca, le ombre e i volumi a matita o carbone, mentre il tono della carta può essere utilizzato per esprimere i valori intermedi.

 

COLORI

 

I Colori nella Fisica Il fisico Isaac Newton dimostrò sperimentalmente nel 1676 come servendosi di un prisma triangolare la luce bianca del sole possa venire scomposta nei colori dello spettro. Se con una lente convergente si ricompone tale gamma su un secondo schermo, per addizione cromatica si ha di nuovo una luce bianca. Due colori che sovrapposti danno il bianco, si dicono complementari. Ogni colore dello spettro è complementare del colore risultante dalla somma di tutti gli altri. I colori nascono da onde luminose, che sono un tipo particolare di radiazioni elettromagnetiche. I colori usati dal pittore sono a base di pigmenti o sostanze colorate.

 

La Teoria Strutturale dei colori studia le leggi degli effetti cromatici, come risultano alla visione. Esempio: Matisse, eseguiva piccoli schizzi dei quadri che voleva dipingere, e su di essi, prima di mettersi al cavalletto, stabiliva per iscritto la scelta e la distribuzione dei colori. Costruiva cioè uno schema compositivo cromatico puramente razionale.

 

L'Armonia dei Colori. I profani definiscono per lo più armonici solo gli accostamenti di colori aventi caratteri simili o identico valore tonale. In genere il loro giudizio di armonico - disarmonico rientra nel quadro percettivo del piacevole - spiacevole o del simpatico - non simpatico. Armonia significa equilibrio, simmetria di forze. Lo studio dei processi fisiologici della percezione cromatica può avvicinarsi alla soluzione del problema.

 

La Teoria Espressionistica dei Colori. Questi accostamenti mostrano l'effetto diverso di blu su diversi colori di contrasto. Il giallo sul fondo bianco, appare scuro e senza forza di irradiazione. Il bianco lo costringe in una posizione subordinata. Il giallo sul fondo nero presenta il suo massimo grado di lucentezza e aggressività. Il giallo è violento, tagliente, inesorabile, astratto.

 

Contrasto di Colori Puri. I colori primari e secondari allo stato puro. Il contrasto di colori puri è il più semplice da realizzare, in quanto basta a realizzarlo l'accostamento di qualsiasi colore al più alto punto di saturazione. Per creare questo tipo di contrasto sono necessari almeno tre colori nettamente distinti. Mentre si scende con i colori terziari, (arancio, verde e viola) e l'effetto ne risulta indebolito, separandoli con linee bianche o nere riacquistano la loro capacità d'irradiazione.

 

Contrasto di Chiaro e Scuro. Luce e buio. Chiaro e scuro. Il nero e il bianco. In quanto contrasti polari, sono di fondamentale importanza per la vita dell'uomo e della natura. Il nero e il bianco rappresentano l'estremo punto di contrasto chiaroscurale, ma fra di essi si sviluppa la gamma dei grigi e dei colori. C'è un solo nero e un solo bianco, ma in compenso esiste una straordinaria gamma di gradi chiaroscurali del grigio. nei colori si identificano le gradazioni di chiaro e scuro con luminosità e oscurità.

 

Contrasto di Freddo e Caldo. A prima vista l'idea di voler riconoscere nel campo della percezione visiva dei colori una componente termica può destar sorpresa. Ciò dipende dal fatto scientificamente provato, che il verde-blu rallenta la circolazione sanguigna, mentre il rosso-arancio l'attiva. In due diversi laboratori, uno tinteggiato in verde-blu e l'altro in rosso-arancio, la sensibilità al freddo del personale variava di ben tre-quattro gradi centigradi. In quello verde-blu avvertivano il freddo a 15° centigradi, mentre in quello rosso-arancio, avvertivano il freddo a 11°-12° centigradi. Anche gli animali reagiscono ai colori caldi e freddi. Una scuderia fu dipinta metà in verde-blu e metà in rosso-arancio. Dopo una corsa, i cavalli nella zona fredda si rilassavano prima dei cavalli nella zona calda. Perfino le mosche non avevano invaso la zona fredda, ma si erano riversate nella zona calda.

 

Contrasto dei Complementari. Sono complementari due colori i cui pigmenti mischiati fra

loro danno un grigio-neutro. Dal punto di vista fisico si dicono complementari due luci colorate, allorchè la loro miscela dà una luce bianca. Di ogni tipo non esiste che un complementare. Sono coppie di complementari i colori giallo-arancio, blu-arancio, rosso-arancio, blu-verde, rosso-verde, rosso-viola, giallo-verde. Se scomponiamo queste coppie di complementari, constatiamo che in esse sono sempre contenuti i tre colori fondamentali, giallo, rosso e blu. Poichè la combinazione di giallo, rosso e blu da il grigio, anche la combinazione di due complementari da il grigio. Se la combinazione di due colori non dà il grigio, essi non sono complementari.

 

Il metodo RGB
E’ detto anche metodo additivo, in quanto combina i colori primari (colori primari che riguardano tutte le sorgenti che producono immagini come monitor, tv, proiettori, pellicole ecc.) per ottenere tut­te le rimanenti sfumature. Una vasta per­centuale dello spettro visibile può essere rappresentata miscelando la luce colora­ta rossa, verde e blu in diverse proporzio­ni e intensità. Quando questi colori vengono sovrapposti si ottiene il cyan, il magenta e il giallo (colori complementari). Poiché i colori primari (RGB) vengono combinati (aggiunti) per creare il bianco, essi vengono anche chiamati colori additivi. Unendo insieme tutti i colori si ottiene il bianco, cioè tutta la luce viene riflessa all’occhio.

I colori additivi vengono usati per l’illuminazione, i video e i monitor. Il monitor, ad esempio, crea il colore emettendo la luce attraverso i fosfori rossi, verdi e blu. Il metodo RGB di Photoshop e di altri programmi di grafica usa il modello RGB, assegnando un valore di intensità a ogni pixel compreso fra O (nero) e 255 (bianco) per ognuna delle componenti RGB di un’immagine a colori.

Il metodo CMYK
Il modello CMYK si basa sulla qualità di assorbimento della luce dell’inchiostro sulla carta. Quando la luce bianca colpisce gli inchiostri translucidi, una parte dello spettro viene assorbita ed una parte viene riflessa all’occhio. In teoria, i pigmenti puri di cyan (C), magenta (M) e giallo (Y) si dovrebbe­ro combinare per assorbire tutto il co­lore e produrre il nero; per tale motivo sono chiamati anche colori sottrattivi e, allo stesso modo, sottrattivo è detto tale metodo colore.
Poiché tutti gli inchiostri di stampa contengono impurità, questi tre inchiostri producono in realtà un marrone scuro, mentre per dare luogo ad un vero nero devono essere combinati con un inchiostro nero (K). Viene utilizzata la lettera K per evitare confusione, in quanto la lettera “B” indica il blu. La combinazione di questi inchiostri per riprodurre il colore viene chiamata stampa in quadricromia.

Con il metodo CMYK a ogni pixel di un’immagine viene assegnato un valore percentuale di ciascun inchiostro di quadricromia.
CMYK è il metodo da usare per la pre­parazione di un’immagine da stampare in quadricromia. La conversione di un’immagine RGB in CMYK crea una selezione del colore. Tuttavia, se l’immagine è in origine RGB, è opportuno modificarla prima di convertirla in CMYK. Quando lavorate in RGB, potete usare il comando Anteprima CMYK (se disponibile) per simulare gli effetti della modifica senza cambiare realmente i dati dell’immagine. Potete anche usare il metodo CMYK per lavorare direttamente con immagini CMYK che sono state digitalizzate o importate da sistemi diversi dal vostro.

 

 

TEORIE DELLA COMINICAZIONE

Si individuano i diversi approcci allo studio della comunicazione che hanno percorso tutto il Novecento, in particolare gli approcci: matematico-cibernetico, semiotico, ermeneutico, pragmatico, semio-pragmatico, pragmatico relazionale, psicologico relazionale e sociologico.

Ognuno di questi modi di guardare alla comunicazione ha prodotto frutti importanti e gli stessi studiosi spesso hanno fatto riferimento a più di un approccio per suffragare le loro teorie, per cui non sempre è possibile inquadrarli entro un unico ambito di ricerca: la comunicazione da sempre viene studiata partendo da più angoli visuali e con una grande varietà di strumenti epistemologici.

Di seguito si è cercato di far luce sui principali rapporti esistenti tra comunicazione, cultura e identità organizzativa, anche se senza pretesa alcuna di esaustività.

Si sono menzionati i differenti approcci utilizzati per lo studio dei media che vanno dalla teoria della massificazione al determinismo tecnologico, dalla corrente empirica a quella critica, e in seguito ci si è focalizzati sul potenziale dei nuovi media e sulle correnti di pensiero che ad essi fanno riferimento.

In ultima istanza sono stati annoverati i principali metodi utilizzati per l’analisi dei documenti: l’analisi del contenuto, la semiotica semionarrativa, l’analisi strutturale, l’analisi del discorso.

L’ informazione è un processo di acquisizione di conoscenze, inferite autonomamente da chi le elabora, in base alla sua capacità, rispetto un certo oggetto o soggetto.

L'interazione è invece quel contatto, anche involontario, tra individui, che va a modificare la situazione preesistente delle cose tra loro.

L'interazione non è necessariamente intenzionale e quindi non implica necessariamente una comunicazione. L'interazione si trova in posizione intermedia tra la comunicazione e il comportamento.

La comunicazione è caratterizzata, per Anelli, da due dimensioni principali:

la funzione preposizionale, in quanto le conoscenze sono organizzate e trasmesse sotto forma di proposizioni e quindi si ricorre al linguaggio per poter concettualizzare, significare e comunicare il proprio pensiero;

la funzione relazionale, in quanto la comunicazione genera e rinnova le relazioni generando quell'intersoggettività dialogica che consente di negoziare significati e condividere scopi.

 

Ecco gli elementi individuabili a vario livello nella comunicazione, al di là dei singoli ambiti disciplinari:

  • caratterizzazione aperta o bidirezionale (a volte pluridirezionale) dello scambio;
  • possibilità di inversione dei ruoli fra emittente e destinatario;
  • valorizzazione dell'attività partecipativa del destinatario, anche nei casi in cui ricopra il semplice ruolo di ricettore;
  • attenzione agli effetti dell'azione comunicativa;
  • tendenziale disponibilità a considerare il rapporto di comunicazione come un'interazione paritetica e, quindi, come una forma di conversazione almeno potenziale.

Gli elementi che principalmente contraddistinguono la comunicazione da una attività semplicemente informativa sono: la parità di ruolo fra gli interlocutori e la partecipazione allo scambio.

Ciò che si dovrebbe mettere in atto è di fatto una conversazione.

Si è assistito però nel tempo al fenomeno dell'appiattimento della comunicazione sull'informazione.

Bettetini rileva anche che spesso si tende a confondere i fini della comunicazione con istanze di sola natura persuasiva e, di conseguenza, a iscrivere le sue articolazioni nelle modalità della retorica

Nel messaggio funzionalmente costruito per Bettetini (1993) vi sarà spazio per tre aspetti:

  • l'ethos, inteso come credibilità di chi parla;
  • il pathos, inteso come stimolo delle passioni;
  • il logos, inteso come ordinamento delle ragioni.

 

 

CAMPI E PIANI

L'inquadratura è la rappresentazione di un soggetto da una certa distanza e da una particolare angolatura.
Sono definite "campi" le inquadrature di paesaggi e ambienti. In base alla porzione di spazio raffigurato i campi si dividono in:

 

·        Campo lunghissimo Consente  di rappresentare un vasto panorama che serve per un'ambientazione storica o geografica.

·        Campo lungo    Inquadratura che comprende uno spazio molto ampio, serve per rappresentare l'ambiente in cui agisce la figura umana

·        Campo medio  Inquadratura abbastanza ravvicinata in cui l'attenzione è rivolta ai personaggi presenti nell'ambiente in cui agiscono.

·        Campo totale  Inquadratura che mostra una scena in cui i personaggi, principali e secondari, compaiono insieme su piani diversi.

 

Sono definite "piani" le inquadrature della sola figura umana. La suddivisione dei piani dipende dalla porzione di figura rappresentata:

 

·         Figura intera   E' l'inquadratura che comprende solo la figura completa di una o più persone, è usata per far risaltare gli atteggiamenti del corpo

·         Piano americano  La figura umana è ripresa dal ginocchio in su; l'ambiente di fondo non è annullato

·        Piano medio  La figura è ripresa dalla vita in su; questa inquadratura è usata specialmente nei dialoghi.

·        Primo piano  La figura è ripresa dal petto in su; è usato per far risaltare alcuni momenti del dialogo.

·        Primissimo piano  Il volto occupa tutta l'inquadratura; consente di mettere in risalto le espressioni dovute a sentimenti e stati d'animo.

·        Dettaglio  E' ripreso solo un particolare del corpo (occhio, bocca, mano....).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE DEGLI AROMENTI

 

·        COMUNICAZIONE VISIVA…………………………...RONSISVALLE

·        STILI DI DISGNO………………………………………RONSISVALLE

·        PUBBLICITA’…………………………………………………… SPOLA

·        TEORIE DELLA COMUNICAZIONE……………….. RONSISVALLE

·        MARCHIO E LOGO TIPO……………………………………… SPOLA

·        STORYBOARD………………………………………………..BOGGIAN

·        PANTONI…………………………………………………………ROBINO

·        SLOGAN……………………………………………………………SPOLA

·        FIGURE PROFESSIONALI IN AMBITO GRAFICO………… ROBINO

·        CAMPI E PIANI…………………………………………..RONSISVALLE

·        COLORE………………………………………………….RONSISVALLE

·        LINGUAGGIO DELLA PUBBLICITA’………………………….. SPOLA

·        MARKETING……………………………………………………….SPOLA

·        IMPAGINAZIONE………………………………………………..ROBINO

·        TIPI DI STAMPA……………………………………………..….ROBINO

·        WEB……………………………………………………………..BOGGIAN

·        FONT……………………………………………………………..ROBINO

·        IMMAGINI E COPYRIGHT. …………………………………BOGGIAN